Altro comunicato ufficiale di Sea Shepherd … un grande peschereccio entra in collisione …

Un peschereccio entra in collisione con una delle navi della flotta di Sea Shepherd … sicuramente le loro intenzioni non erano delle più educate … qui sotto riportiamo la notizia ufficiale :

Un super-peschereccio rompe i Regolamenti Internazionali di Collisione Marittima (COLREGS) cercando di intimidire Sea Shepherd.

Sea Shepherd ha monitorato le attività di pesca nel Golfo di Biscaglia nelle ultime sei settimane per documentare la cattura accidentale del delfino, una pratica che ha ucciso un numero stimato di oltre 5000 delfini da inizio anno. Finora ci siamo concentrati principalmente sui pescherecci da traino che pescano vicino alla riva, ma sappiamo che anche i super-pescherecci che pescano più lontano dalla riva sono responsabili di tali uccisioni.

Giovedì 19 Marzo, Sea Shepherd ha avvistato e seguito un peschereccio registrato in Germania, la “Annie Hillina”. I pescherecci da traino industriali sono in grado di trattare, imballare e congelare migliaia di tonnellate di pesce ad ogni carico, continuando a pescare a strascico per settimane. Con il nostro drone abbiamo notato che a seguito delle operazioni di pesca, aveva lasciato dietro di sé un enorme scia di pesci. Se questo sia stato intenzionale o accidentale non lo sappiamo.

La mattina all’alba i nostri due gommoni sono andati ad osservare il peschereccio durante le operazioni di issaggio a bordo delle reti. Sfortunatamente, la dimensione del pescato è difficile da misurare, dal momento che non trascinano le reti sul ponte, ma piuttosto succhiano il pesce direttamente da sott’acqua con un dispositivo simile ad un aspirapolvere.
Dopo aver recuperato le reti, la nave di 86 metri ha inseguito la Sam Simon, arrivando a 150 metri dal rischio collisione, prima che la stessa Sam decidesse di attuare una brusca virata a dritta.

Sea Shepherd ha catturato questi momenti mediante l’uso di filmati e foto, affinchè l’opinione pubblica possa capire finalmente cosa sta succedendo nei nostri oceani, chiedendo un cambiamento in tal senso.

Articolo originale: https://www.facebook.com/571106272915655/posts/3055543777805213/

Il peschereccio industriale “Annie Hillina” con il suo carico di pesce, pronto ad essere issato a bordo mediante l’uso di un dispositivo simile ad un aspirapolvere.
Foto di Tara Lambourne / Sea Shepherd
La “Annie Hillina” insegue la Sam Simon. 
Foto di Thomas Le Coz / Sea Shepherd
La Sam Simon arresta la corsa prima di una possibile collisione con la Annie Hillina. 
Foto di Tara Lambourne / Sea Shepherd
Un primo piano del pesce lasciato dietro dalla Annie Hillina. 
Foto di Thomas Le Coz / Sea Shepherd
La quantità di pescato di una sola rete, lasciato dietro dalla Annie Hillina.
Foto di Thomas Le Coz / Sea Shepherd
La quantità di pescato di una sola rete, lasciato dietro dalla Annie Hillina.
Foto di Thomas Le Coz / Sea Shepherds.
La Annie Hillina durante il trasporto reti, con la Sam Simon e i suoi due gommoni, Thunder e Viking, nelle vicinanze.
Foto di Thomas Le Coz / Sea Shepherd
La fitta rete intrecciata del mega peschereccio Annie Hillina, con la Sam Simon alle spalle. 
Foto di Tara Lambourne / Sea Shepherd
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Ritrovamento di una Vaquita da parte di Sea Shepherd …

Oggi pomeriggio c’è arrivata questa tristissima notizia direttamente da Sea Shepherd Italia …

Il comunicato ufficiale è stato questo :

La vaquita, una degli ultimi esemplari del mammifero marino più minacciato al mondo, era intrappolata in una rete all’interno del Santuario della Vaquita, comprovando che le reti da posta illegali sono la più grande minaccia per questo piccolo cetaceo.

San Felipe, Messico – 14 marzo 2019 – La mattina del 12 marzo 2019 le navi di Sea Shepherd M/V Farley Mowat e M/V Sharpie erano impegnate in un pattugliamento di routine nel Santuario della Vaquita, alla ricerca di eventuali reti da posta illegali, quando hanno individuato un obiettivo. In quel momento, a causa delle condizioni del mare sfavorevoli, la rimozione della rete non è stata possibile.  Come da procedure abituali, l’equipaggio di Sea Shepherd ha registrato la posizione ed è tornato per la rimozione della rete illegale non appena le condizioni marine lo hanno permesso. L’equipaggio della M/V Farley Mowat ha iniziato quindi la rimozione della rete da posta illegale alle 3.00 del pomeriggio. C’erano degli animali marini intrappolati nella rete e, mentre la stessa veniva issata a bordo, i volontari hanno trovato un animale di colore bianco, non identificato, che qualcuno pensava potesse essere un pesce totoaba.

Il totoaba è il vero obiettivo delle reti da posta illegali che stanno minacciando di estinzione, ormai imminente, la  focena vaquita. I due animali sono di dimensioni simili, entrambi endemici della parte alta del Golfo di California ed entrambi gravemente minacciati. La somiglianza per dimensione e per l’habitat in cui vivono, fa sì che le reti da posta – piazzate per catturare i totoaba – siano perfette trappole mortali per le ultime vaquita rimaste sulla terra. I totoaba vengono catturati per rifornire  un mercato nero molto redditizio con le loro vesciche natatorie, che vengono vendute come “zuppa medicinale” in Asia. Questo pesce minacciato viene ucciso per prelevare solamente meno del 5% del suo corpo. Il resto viene buttato e lasciato a decomporsi.

L’animale non identificato era chiaramente morto e, durante le operazioni di recupero della rete a bordo della nave di Sea Shepherd, lo stesso è caduto in mare. Il drone di Sea Shepherd è stato perciò lanciato nel tentativo di identificarne la specie prima che venisse trascinato via dalla corrente. L’animale era troppo decomposto, mancavano sia la pinna caudale che la testa, ma i membri dell’equipaggio ritenevano che assomigliasse a una vaquita. Il Capitano Octavio Carranza ha quindi deciso di far uscire il gommone con a bordo la biologa Laura Sanchez, in un ulteriore tentativo di identificare l’animale.

“Lo stato di decomposizione del corpo del cetaceo era troppo avanzato per poterci permettere di identificarlo”, ha dichiarato la biologa Laura Sánchez. “L’assenza del cranio ha ulteriormente complicato la situazione”, ha concluso.

Dopo l’invio preliminare di fotografie agli esperti di mammiferi marini e consulenti scientifici di Sea Shepherd, è stato determinato che la morfologia e la lunghezza dell’esemplare combacino con quelle della focena vaquita.  Analisi del DNA saranno necessarie per avere la conferma dell’identità della specie.

Sea Shepherd ha trasportato il potenziale corpo della vaquita a San Felipe, consegnandolo alle autorità governative per l’identificazione.

Sea Shepherd sta lavorando in stretta collaborazione con le agenzie governative messicane come il Segretariato Ambientale (SEMARNAT), la Marina Militare (SEMAR), il Dipartimento di Pesca (CONAPESCA), la Procura Federale Distrettuale per la Protezione Ambientale (PROFEPA) e la Commissione Nazionale delle Aree Protette (CONANP) per garantire che vengano intraprese urgenti misure per proteggere la vaquita.

Recentemente girava voce  nella zona più alta del Golfo di California che le reti da posta non fossero una minaccia per la vaquita ed altri cetacei, istigando richieste al governo messicano.

Sea Shepherd è presente nella parte alta del Golfo di California dal 2015 nell’ambito di Operation Milagro. All’epoca l’equipaggio documentò l’impigliamento di 36 mammiferi marini nelle reti da posta illegali. Nove di loro erano cetacei e fu possibile salvarne solo uno, un giovane esemplare di megattera, agli inizi del 2016.

Malgrado Sea Shepherd abbia trovato numerosi corpi di vaquita, la cui morte è stata confermata dai biologi essere provocata da impigliamento nelle reti, questa è la prima volta che ne è stata trovata una intrappolata in una rete da posta.

“Se ci fossero state ancora delle riserve sul grave pericolo causato dalle reti da posta alle vaquita e ad altri cetacei, malgrado l’ampia quantità di prove fornite in precedenza, questo episodio non lascia assolutamente spazio a ulteriori dubbi”, ha dichiarato il Direttore delle Operazione Marine di Sea Shepherd, Locky Maclean.

Qua sotto potete trovare l’articolo ufficiale :

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Atto ignobile dei bracconieri nei confronti di Sea Shepherd …

Una delle pietre lanciate contro la nave che hanno distrutto il vetro della plancia

Quello di ieri è stato un atto fuori dal normale dei bracconieri nei confronti della nave e del suo equipaggio.

La nave di Sea Shepherd accerchiata dai bracconieri

Sono stati attaccati con pietre e molotov dai bracconieri ed è dovuto intervenire l’esercito per difendere la nave di Sea Shepherd nelle acque del golfo del Messico. Noi personalmente lo troviamo un atto ignobile e da vigliacchi … soprattutto per il motivo per il quale erano lì … la salvaguardia di una specie fortemente a rischio …

Riportiamo il comunicato ufficiale rilasciato da Sea Shepherd Italia e il video del attentato.

I ragazzi a bordo che cercano di difendere la nave con degli idranti

BREAKING NEWS:

BRACCONIERI DISTRUGGONO LE VETRATURE E LANCIANO MOLOTOV INCENDIARIE CONTRO LO SCAFO DI UNA NAVE DI SEA SHEPHERD. DUE GLI ITALIANI A BORDO.

Nella giornata di ieri la nave di Sea Shepherd, M/V Farley Mowat, è stata attaccata in maniera violenta da un gruppo di bracconieri nel Golfo della California, in Messico mentre era impegnata a proteggere il mammifero marino più minacciato al mondo: la focena Vaquita. 

I bracconieri hanno scaraventato delle pietre contro la nave, frantumandone le vetrature di plancia, e hanno lanciato molotov incendiarie contro lo scafo. Grazie anche all’assistenza da parte della Marina messicana, tutti i membri dell’equipaggio sono al sicuro. Nessun arresto è stato compiuto. Due gli italiani a bordo: Giovanni Cappa, medico, e Alex Beldi, fotografo.

Video dell’attacco

Un’altra pietra che ha sfondato il vetro

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Il Giappone si ritira dal IWC per tornare a cacciare balene

Il Giappone si ritira dal IWC per tornare in mare con le proprie baleniere a cacciare…

Siamo rimasti allibiti quando abbiamo visto “esultare” gli amici di Sea Shepherd all’annuncio del Giappone dell’uscita dal IWC, ma poi abbiamo letto le motivazioni ed effettivamente i loro ragionamento non fa una piega !

Il comandante Paul Watson

Qua sotto riportiamo le testuali parole del Comandante Paul Watson che spiega perché c’è da essere felici di questa notizia:

“Non mi è molto chiaro perché così tanti conservazionisti difensori delle balene siano turbati dall’annuncio odierno dell’imminente uscita del Giappone dall’IWC.

Dopo 16 anni di azioni contro il Giappone nel Santuario dei Cetacei in Oceano del Sud questo mi sembra uno sviluppo molto positivo.

Significa che la guerra per le balene in Oceano del Sud è finita e noi e le balene abbiamo vinto.

Lo scopo per cui abbiamo lottato è stato raggiunto: la fine della baleneria in Oceano del Sud.

Il fatto che il Giappone esca dall’IWC permetterà all’IWC di votare e approvare l’istituzione del Santuario dei Cetacei in Atlantico del Sud.

Questo significa che l’intero emisfero australe sarà libero dai balenieri per la prima volta nella storia. 

Si tratta di un risultato notevole e meraviglioso. 

Questa decisione implica che il Giappone non potrà più nascondere le proprie attività di baleneria commerciale illegali sotto la maschera della “ricerca scientifica”.

Non hanno mai smesso di cacciare balene per scopi commerciali. Il Giappone ora entrerà a far parte con Norvegia, Islanda e Danimarca delle ultime nazioni baleniere sul pianeta e la baleneria commerciale continua ad essere illegale. Senza il pretesto della “ricerca” sarà più facile contrastare i giapponesi. Il Giappone ha continuato ad uccidere balene all’interno delle proprie acque territoriali per decenni. Nulla è cambiato. Non stanno riprendendo la caccia alla balena perché in realtà nel Pacifico Nord-Occidentale non hanno mai smesso di cacciare balene.

In altre parole i giapponesi, così come norvegesi, danesi e islandesi, sono stati riportati alle proprie coste. I balenieri del mondo sono in ritirata.

Senza baleneria pelagica il Giappone non costruirà una nuova e costosa nave fabbrica. In Giappone è stata fatta molta pressione politica per non costruire questa nave e con questa decisione non saranno più obbligati a proseguire con questa trappola finanziaria.

Perché il Giappone sta agendo in questo modo? 

Per 5 motivi principali.

   1. Pressione diplomatica internazionale sempre più aggressiva.

   2. Crescenti costi di sicurezza per evitare l’intervento di Sea Shepherd.

   3. Crescenti costi operativi con la necessità di dismettere la Nisshin Maru e di sostituirla con una nuova nave fabbrica.

   4. Riduzione del mercato della carne di balena in Giappone.

5. Presa di coscienza del fatto che l’IWC non autorizzerà mai il ritorno della baleneria commerciale in Oceano del Sud.

Il Giappone ha deciso di fare ciò che Islanda e Norvegia hanno fatto dal 1987 e cioè di limitare l’uccisione delle balene alle proprie acque territoriali. La baleneria commerciale continua, ma senza il pretesto della ricerca scientifica il nostro compito di continuare a contrastare la baleneria in tutto il mondo diventa più facile perché non ci saranno più pretese di legalità. Qualsiasi attività di baleneria commerciale compiuta da chiunque in qualsiasi luogo del mondo è considerata illegale dal 1987.

Sea Shepherd continuerà a contrastare la baleneria illegale con una varietà di strategie e tattiche.

Ma oggi festeggiamo un’enorme vittoria per le balene.

Il Santuario dei Cetacei in Oceano del Sud sarà presto al sicuro e gli arpioni verranno fermati.

Presto avremo un Santuario dei Cetacei in Atlantico del Sud.

La baleneria nell’emisfero australe è finita.

Non serve lamentarsi di qualcosa che non è cambiato. Abbiamo invece bisogno di celebrare ciò che c’è di positivo. Metà di questo pianeta sarà al sicuro dagli arpioni. Tutte le tradizionali nazioni baleniere dell’emisfero australe hanno posto fine alle loro attività di baleneria, incluse Australia, Perù, Cile e Sudafrica. Il Giappone era l’ultima nazione a massacrare balene nell’emisfero australe.

Questa decisione del Giappone è accolta positivamente da Sea Shepherd. Grazie Giappone, ma sappi che la lotta continua.

Sea Shepherd è intervenuta contro la baleneria illegale nel Santuario dei Cetacei in Oceano del Sud in modo continuativo dal 2005 al 2017. Sea Shepherd ha inviato oltre un migliaio di volontari a bordo di svariate navi e ha salvato dagli arpioni oltre 6.000 balene. Ma, soprattutto, Sea Shepherd ha causato un consistente aumento dei costi operativi e per la sicurezza giapponesi oltre a rendere note al mondo intero, incluso il popolo giapponese, le attività illegali del Giappone in Oceano del Sud.”


Sea Shepherd poi aggiunge un comunicato da parte sua molto chiaro :

“Dichiarazione di Sea Shepherd sulla decisione del Giappone di massacrare balene per scopi commerciali.

Sea Shepherd accoglie positivamente la fine della baleneria nell’Oceano Meridionale

Dal 2002 Sea Shepherd ha contrastato le attività di baleneria giapponesi all’interno del Santuario dei Cetacei dell’Oceano Antartico tramite spedizioni nelle acque antartiche, la prima volta nel 2002 e poi con campagne consecutive dal 2005 al 2017.

Nel corso di questo periodo oltre 6000 balene sono state salvate dagli arpioni dei balenieri commerciali giapponesi che a fronte degli interventi di Sea Shepherd si presentavano come balenieri per motivi scientifici.

Nel 2017 il governo giapponese ha iniziato a investire milioni di dollari in misure di sicurezza per evitare che Sea Shepherd potesse fronteggiare le proprie flotte. Queste misure di sicurezza includevano sorveglianza in tempo reale di livello militare.

Nonostante questo abbia impedito a Sea Shepherd di tornare nell’Oceano Meridionale nel 2018, ha anche obbligato il Giappone a investire una grande quantità di risorse nella sicurezza continuativa.

In altre parole, il prezzo per impedire l’intervento di Sea Shepherd è diventato molto alto.

Questo e il verdetto della Corte Internazionale di Giustizia che ha dimostrato la natura fraudolenta della ricerca giapponese, assieme alla condanna internazionale delle loro attività nell’Oceano Meridionale, secondo l’opinione del Capitano Paul Watson di Sea Shepherd, hanno portato alla decisione di dichiarare che riprenderanno apertamente le attività di baleneria commerciale.

La strategia di presentarsi come ricercatori scientifici verrà ora abbandonata e questo significa che non ci sarà assolutamente nessuna giustificazione per la caccia alle balene all’interno di un Santuario dei Cetacei istituito a livello internazionale. Questo sarà l’ultimo anno di attività della flotta baleniera giapponese nell’Oceano Meridionale.

L’obiettivo di Sea Shepherd di porre fine al massacro delle balene all’interno del Santuario dei Cetacei dell’Oceano Antartico si è realizzato. Questa è una vittoria per la missione di rendere l’Oceano Meridionale un’area libera da tutte le attività di baleneria.

Qualora il Giappone decidesse di ritirarsi dalla Commissione Internazionale per la Caccia alle Balene (IWC), questo permetterebbe all’IWC di approvare la mozione per istituire il Santuario dei Cetacei dell’Oceano Atlantico Meridionale, ponendo così fine alla baleneria nell’emisfero australe.

Il Giappone entrerà a far parte ora, come Norvegia e Islanda, delle nazioni baleniere canaglia fuorilegge nel Pacifico del Nord e nell’Atlantico del Nord.

La Guerra alle Baleniere nell’Oceano Meridionale volge al termine. L’attenzione si sposta ora verso l’emisfero settentrionale.

Sea Shepherd accoglie positivamente questo annuncio del Giappone e lo considera uno sviluppo positivo.

Il Capitano Paul Watson ha dichiarato “Siamo felici di vedere la fine della baleneria nel Santuario dei Cetacei dell’Oceano Antartico. Siamo felici perché presto avremo un Santuario dei Cetacei dell’Oceano Atlantico Meridionale e non vediamo l’ora di continuare a contrastare le tre nazioni baleniere pirata rimanenti di Norvegia, Giappone e Islanda. La baleneria come industria “legale” è finita. Ciò che rimane da fare è ramazzare i pirati.”

https://asia.nikkei.com/Politics/International-Relations/Japan-announces-withdrawal-from-International-Whaling-Commission

Nota: La frase contenuta in questo articolo in cui Sea Shepherd accusa il Giappone di fare una mossa estrema contraria al consenso internazionale è falsa. Sea Shepherd accoglie positivamente questo sviluppo.

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Assassini di squali 🦈

Ogni anno vengono uccisi milioni di squali per vendere le sue pinne al mercato asiatico … e per la sua carne a poco prezzo …

Sea Shepherd ogni anno cerca di fermare questa massacro con tutte le sue forze … ma è veramente dura ! Servono molti uomini per governare la sua flotta e tutti i suoi partner militari … 

Aiutiamoli con un contributo questi ragazzi che ogni giorno si battano per la tutela del nostro pianeta con i fatti e non con le belle parole …

La Responsabile Media di Sea Shepherd Italia Francesca Battilani dice: “Affinché queste campagne abbiano successo, Sea Shepherd ha bisogno di 3.333 € al giorno per mantenere ogni nave pronta all’azione. Questa somma tiene conto delle attrezzature di navigazione per tracciare i pescherecci, del mantenimento dei gommoni, delle attrezzature multimediali per raccogliere prove come, ad esempio, i droni, dei pasti vegani per l’equipaggio e gli agenti di polizia a bordo e, infine, dei regolari costi di carburante e di manutenzione.”

Possiamo aiutare a fermare gli assassini di squali ORA mantenendo loro navi impegnate nelle operazioni di pattugliamento in mare.

Facciamo un piccolo gesto tutto che però aiuta tantissimo tutti noi perché il mare è di tutti noi … Facciamo una donazione qui : https://sharks.seashepherdglobal.org/it

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Sea Shepherd – grande successo per l’operazione “Siso” nel Sud Tirreno.

📝 scritto da Manuela Giacomini
13 novembre 2018
Foto di Emanuela Giurano

Termina l’Operazione Siso, messa in atto nelle acque dell’Arcipelago delle Eolie dal movimento a conservazione dell’oceano “Sea Shepherd”, volta al contrasto della pesca illegale e all’eliminazione di FAD (FISHING AGGREGATING DEVICES).

Foto di Emanuela Giurano

I FAD non sono altro che oggetti galleggianti che attraggono gli organismi marini e vengono utilizzati per massimizzarne la pesca. 

Essi, oltre ad inquinare l’ambiente, costituiscono un reale pericolo non solo per i pesci ma anche per le tartarughe, razze e squaletti che rimangono impigliati senza possibilità di potersi liberare.

La nave di Sea Shepherd M/V Sam Simon, con un equipaggio composto da 29 persone di 11 diverse nazionalità, ha navigato per 178 ore svolgendo una missione sotto segretezza nel Sud Tirreno in collaborazione con la Direzione Marittima Capitaneria di Porto di Catania, la Guardia Costiera di Lipari e la Guardia di Finanza.

operation siso 2018, aeolian islands, sicily-italy
Foto di Emanuela Giurano

Il risultato di 12 giorni di incessante azione diretta è stato di 130 chilometri di spaghi di polipropilene rimossi dal Mare, 1.500 metri di filo da pesca di grosso spessore senza ami recuperato e un totale di 68 FAD illegali sequestrati e innumerevoli bottiglie di plastica alcune ancora con materiali inquinanti al loro interno.

Per approfondire la notizia e supportare Sea Sheperd, ecco il link del loro sito: https://www.seashepherd.it/

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Foto di Emanuela Giurano
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