Quanto inquina la moda ?

Una domanda che in pochi si fanno …

scritto da :

Matteo Capo Nani

Qualche anno fa ero anch’io uno che cercava sempre la felpa firmata ( ovviamente di marchio surf ) ma poi ho iniziato a farmi qualche domanda … del tipo “quanto inquino a comprare questa felpa ?” oppure “ne ho veramente bisogno di questa nuova felpa ?” e ancora “ne ho altre simili già nell’armadio ?”.

Diciamo subito che scrivo questo articolo in risposta a qualcuno che mi ha fatto qualche domanda sul mio modo di vestire … probabilmente proprio perché non do più importanza ad esso …

Quindi eccomi qua a spiegare in maniera più accurata la mia scelta del perché non voglio contribuire ad un sistema malato come quello della moda …

Inizio con il darvi qualche numero :

  • L’industria manifatturiera è la responsabile dello spreco del 20% dell’acqua mondiale.
  • È responsabile del 10% dell’emissioni di anidride carbonica nel cielo per il trasporto di materie prime e di quelle lavorate.
  • Le coltivazioni di cotone sono responsabili del 24% dell’uso di insetticidi.
  • E del 11% di pesticidi.
  • 85% dei vestiti finiscono in discarica.
  • solo 1% dei tessili in discarica viene riciclato.

Questi sopra sono solo i problemi dell’inquinamento legati alla produzione della moda …

Poi ci sono tutti i problemi legati all’uso

Primo tra tutti, ma che nessuno gli da molta importanza, è la produzione di Micro-Plastiche durante i lavaggi in lavatrice. In molti non sanno che quando si fa una lavatrice si rilascia in mare un’enorme quantità di piccolissime particelle di tessuti ( per lo più sintetiche ). Questo processo se vi soffermate a pensare è molto semplice da capire … quando si lava un vestito in lavatrice viene “frullato” e quindi delle parti infinitamente piccole si staccano, i filtri delle lavatrici non riescono a trattenerle perché troppo piccole e tramite gli scarichi entrano nelle fognature, che poi vanno a finire in mare … e queste particelle in mare che fanno ? Le Micro-Plastiche vengono mangiate dai pesci e finiscono nella nostra catena alimentare …

Praticamente si mangiano …

Ecco perché non compro più tantissimi vestiti ma solo il necessario veramente … ecco perché prediligo vestiti in cotone o altri derivati biologici certificati … ecco perché dobbiamo stare tutti attenti a fare le lavatrici belle cariche … che poi possiamo pensare anche al grande risparmio energetico ( di derivazione non pulita ) che abbiamo !

Detto tutto ciò, la prossima volta che andate a fare shopping, prima di comprare un capo fatevi qualche domanda anche voi … perché la differenza si fa soprattutto dai piccoli gesti quotidiani !!

Mahalo a tutti 🤙🏽

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Parole sante di un amico sardo !

📝 scritto da Giuseppe Piga

Purtroppo è tutto vero, e certo dalle immagini non si riesce ad esprimere il raccapriccio, la vergogna, e la ferita che una simile visione determina nella mente, nel cuore.
Questo pianeta, è il SOLO che ci consenta, oggi, e domani, e per sempre di vivere, e di prosperare.
Ma solo a patto che il peso dell’Umanita non diventi insostenibile.
Ora, il problema dell’avvelenamento da plastiche, non è il solo che minacci direttamente ed in maniera sempre più drammatica la vita dei mari, che dà vita al pianeta: ma è senza dubbio l’unico contro il quale ciascuno di noi, può e deve fare tantissimo.
Immagino qualche bocca storta, ed i sopraccigli che si alzano: “lo hanno prodotto gli ALTRI, perché dovrei sporcarmi le mani io?”
Già, molto assolutorio, ma in nessun caso, proprio per nessuno di noi, è così. Anzi.
Quella merda, l’abbiamo davvero, direttamente, prodotta noi.
Anche se siamo stati virtuosi, anche se differenziamo. Non conta, perché questo non annulla gli effetti della nostra vita precedente ed allegramente sozzona. Alzi la mano chi MAI ha gettato qualsiasi cosa nell’ambiente.
Questo perché, facendo parte della “catena del consumo” diventiamo anche parte della catena del rifiuto. Solo che per ogni nostro consumo, si genera una quantità esponenziale di inquinanti. Perché la singola plastica, in mare si frammenta fino ai minimi termini, uccidendo tutto quello che incontra.
Fatelo. Fatelo oggi, subito. Inizialmente forse vi stranirá, ma vedrete che fin da subito la profonda sensazione di agire nel Giusto, per il bene di questo pianeta, in anticipo a quei comportamenti virtuosi che vorremmo dalla politica globale in materia ambientale, vi pervaderá spingendovi a continuare, e diffondere, questo Impegno.
Un grande abbraccio a tutti.
Mahalo.

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Come nasce l’amore per il mare

📝 scritto da Tanya Nanetti

Non so descrivere appieno cosa provo per l’Oceano, perché io mi senta così legata ad esso.

Di certo non amo stare sdraiata in spiaggia a prendere il sole; e non sono interessata a passare i miei tardi pomeriggi a sorseggiare aperitivi in un locale vista mare.

Quello che amo, è ben diverso.

Tutto è cominciato la prima volta che ho messo piede in Bretagna, la punta nord-ovest della Francia, in una tempestosa mattinata di fine novembre.

Era il 2006, uno dei miei primi veri viaggi, e dopo 1400km a bordo di una vecchia macchina sgangherata, il mio ragazzo ed io giungevamo finalmente al cospetto del Grande Oceano Atlantico.

Non era la mia prima volta, ma nelle occasioni precedenti ero appena una bambina, e quindi fu proprio come se fosse il mio primo incontro con Lui.

Eravamo a Point du Pen-Hir, una delle tante scogliere che punteggiano la costa bretone, un enorme strapiombo che si getta nell’oceano impetuoso.

Arrivammo in cima, parcheggiammo la macchina ma non c’era nulla da fare… non potevamo scendere talmente pioveva, e il vento scuoteva così forte la mia piccola Punto che per un attimo pensammo che il nostro destino fosse quello di Dorothy, e che saremmo volati via…

Ovviamente non successe, ma per una decina di minuti fu il delirio.

Poi, come sempre succede vicino all’Oceano, in un attimo fu silenzio e calma. Il cielo iniziò a tingersi di un blu intenso, e sulle cupe nubi rimaste ecco spuntare un arcobaleno sgargiante.

Finalmente potemmo scendere dalla macchina e, tenendoci per mano, avviarci verso lo strapiombo.

Era alto e spaventoso, ma a suo modo rassicurante: l’Atlantico era una settantina di metri sotto di noi, e sbatteva con violenza contro la roccia erosa dal tempo… era lontano, ma a suo modo era come se fosse lì vicino a noi…

Era così vicino, che potevamo sentire sul viso gli schizzi d’acqua che salivano fino a noi mentre le grosse onde continuavano ad infrangersi lì sotto…

Fu in quel momento, che ebbi una sorta di epifania…

In quell’attimo, mi resi conto che appartenevo all’Oceano, che ero parte della grande tribù dei Figli dell’Oceano.

E capii che quello era solo l’inizio della storia che ci avrebbe unito.

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Esiste sempre lo spirito del surf ?

Premetto che sono solo riflessioni di uno qualunque che forse gli manca un po’ il passato e quindi tutto quello che è scritto dopo non è né polemica e ne cattiveria… sono solo pensieri scritti … 

La domanda me la faccio spesso e la risposta rimane sempre nel limbo, perché ci sono cose che mi fanno pensare che esista ancora un qualcosa di spirituale nella nostra passione… poi però ci sono altre considerazioni che mi portano a pensare che ormai è solo uno sport … quindi voglio condividere con voi delle riflessioni e magari avere un confronto per fare più chiarezza .

Iniziamo dicendo che io vengo dal passato, ormai sono un vecchio, e questa riflessione me la sono fatta molto spesso vedendo le nuove generazioni. Vengo da un’epoca dove un surfer lo riconoscevi già dal modo di vestire, indossavamo tutti indumenti larghi, pantaloni con il cavallo basso, colori sgargianti se non fluorescenti, capelli lunghi bruciati dal sole così come la pelle, scarpe consumate, praticamente un misto tra un Hippie e un punk con un pizzico di grunge … dalla musica che ascoltavamo,infatti tutti ascoltavamo da reagge al surfpunk passando per il rock … dai posti che si frequentava, c’eravamo noi che inverno ed estate, vento o bonaccia, sole o pioggia, freddo o caldo ci si trovava sempre sul mare, ai moli oppure sulla spiaggia dello spot del gruppo … Avevamo uno spirito di appartenenza al gruppo o alla “famiglia” smisurato, eravamo orgogliosi di essere i Locals di uno spot piuttosto che un altro, eravamo come Tribù, ognuno che viveva sulla propria spiaggia, anche se ci si portava un gran rispetto tra tutti e un amicizia smisurata.

Oggi non riesco più a vedere un vero e proprio modo per identificare i ragazzini che fanno surf, si vestono a seconda delle mode del momento, con risvoltino ai pantaloni, sopracciglia fatte e capelli super curati. Ascoltano la musica del momento, non hanno una musica che le identifica in maniera particolare. E soprattutto non hanno un senso di appartenenza ad un luogo … non hanno un vero e proprio home spot … diciamo pure che le vedo un po’ anonimi. Ovviamente non è per tutti così, fortunatamente per il mio gusto, esistono ancora dei gruppetti che sono un po’ simili a noi, ma sono mosche bianche … 

Un altro punto di grossa differenza è “l’attesa”, noi che frequentavamo gli spot o i moletti, imparavamo dai vecchi pescatori a leggere la natura, a capire dalla forma delle nuvole oppure da come volavano i gabbiani, che tempo avrebbe fatto il giorno dopo, se avrebbe fatto le onde o se fosse stata bonaccia … gli anziani ci spiegavano i “vecchi detti “ sulla meteorologia, tipo che il libeccio durava sempre giorni dispari (1-3-5), oppure se i gabbiani erano in terra e non volavano voleva dire che entrava il tempaccio ( pioggia probabilmente ) .

Oggi, non c’è più nessun ragazzino che lo sa fare, tutti invasati a guardare le previsioni internet, che per l’amor del cielo ben vengano per organizzare meglio le giornate di surf, ma non deve essere l’unica fonte del sapere. Ormai si prevedono onde a 10 giorni, non c’è più il fascino della natura, o meglio il rapporto tra essa e noi … 

Internet, questo strumento che ormai è ovunque, utilissimo per un verso ma anche altrettanto deleterio per un altro, perché se è vero che ci aiuta tantissimo per anticipare le situazioni o per capire dove veramente farà le onde migliori, allo stesso tempo ha fatto “sputtanare” migliaia di secret e riempire, fino all’inverosimile, quelli più conosciuti … ora riesci a vedere come entrerà la swell in modo perfetto e quindi a prevedere anche quali saranno gli spot migliori ma proprio per questo si riempiono in maniera troppo esagerata … Internet è comodo anche per rimanere sempre aggiornati sulle novità, sulle gare e sui nuovi materiali… ma nel contempo ha creato anche dei “mostri”, cioè ha fatto diventare “grandi” persone che in realtà non lo sono … basta bombardare di foto sui social di un Air ( magari non chiuso ) o un tubo immenso ( che poi dopo lo scatto ti ha mangiato ) per essere in poco tempo messo tra i bravi … 

il surf si faceva per passione e non per essere “il più bravo” … poi c’è sempre stato quello più forte e quello un po’ peggio , ma l’importante era entrare in acqua e uscire con un sorriso stampato sulla faccia che durava anche giorni … 

È vero che a livello sportivo e di preparazione siamo andati avanti anni luce ( e menomale ) perché i nostri giovani adesso competono a tutti i livelli e in qualsiasi lega … i ragazzi ora lo praticano come un vero e proprio sport, mentre per noi era più una passione, loro si allenano con esercizi specifici ( functional training), durante i momenti di patana sketano e fanno esercizi per aumentare l’equilibrio … noi facevamo nuoto, calcio o un altro sport e poi quando faceva le onde si andava in mare. A livello tecnico non ci vedono neanche, riescono a fare manovre impensabili qualche anno fa, saltano sulle onde come grilli frenetici, noi avevamo un altro passo, potevamo cavalcare onde grosse, cattive, ma non eravamo niente a livello tecnico rispetto ai giovani di adesso … 

Un’altra differenza che noto molto spesso è il “rispetto”, noi avevamo quasi paura dei più grandi, eravamo un po’ messi da parte, diciamo che ci spettavano le onde che rimanevano per due motivi, il primo era perché, come già accennato, noi avevamo un senso di rispetto per i più grandi immenso, anche se poi qualcuno era “bono a ‘na sega”, secondo perché loro erano del posto da più di noi e tutto quello che avevamo era un po’ grazie anche a loro … i ragazzini di oggi “zero rispetto” e in parte fanno bene, non ti cacano neanche se non sei uno che va forte, non c’è più quel discorso che “loro sono più grandi “, c’è da dire che fortunatamente non è per tutti uguale, e comunque hanno anche la fortuna che molti come me se remano insieme ad un giovanissimo e molto facile che mi fermo io e lo faccio partire, perché è giusto così , io ormai sono circa 30 anni che prendo onde e ora è giusto che si divertono loro, trovo anche molto piacere nel vedere un ragazzino che fa una bella surfata , mi ci rivedo … 

Però un po’ più di rispetto in senso generale forse ci vorrebbe … ma non sono certo io che ne devo insegnare , hanno un babbo e una mamma per questo … 

In conclusione secondo il mio modesto parere lo spirito del surf c’è sempre ma è solo cambiato, è andato di pari passo con i tempi… e si trasformerà ancora… dobbiamo solo accettarlo e non vivere solo di ricordi, anche se bellissimi, perché il mondo intero va così … io vorrei rimanere sempre al tempo delle crew storiche che vivevano con dei principi di fratellanza e rispetto, ma il mondo e il surf con esso stanno cambiando. 

Sicuramente tutto aveva un altro sapore e un’altra magia !

Un vecchio che dice cazzate durante una riflessione 

Scritto : Matteo Capo Nani 

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