SPAZZARE IL MARE

SPAZZARE IL MARE

Qualche tempo fa ci troviamo a parlare con una delle nostre sostenitrici e viene fuori una storia stupenda ... ovviamente le chiediamo di scriverla per rendervi partecipi tutti di questa favola ... e cosi nasce questo articolo " Spazzare il mare" ...

Paola Pane

Paola Pane

Scritto e vissuto da:

“Va scuà l mar!”, così i milanesi dicono a chi vogliono mandare a quel paese, come per dirgli di andare a fare una cosa inutile. Mio padre Mariano, sorrentino, era del parere opposto. Lui pensava che andare a spazzare il mare fosse invece molto importante e da imprenditore quale era, immaginava che fosse anche remunerativo. Aveva introdotto negli anni ottanta, per primo in Italia, acquistando un brevetto francese, i battelli Pelican, chiamati così perchè si aprivano a prua, come un grande becco, per risucchiare e convogliare in un cesto i rifiuti solidi galleggianti, principalmente plastiche e detriti, oltre a separare e raccogliere gli idrocarburi. Un altro battello della flotta, la Grancevola, era specializzato nella raccolta delle mucillagini, delle alghe e delle piante acquatiche infestanti a causa di fenomeni di eutrofizzazione, sempre dovuti all’inquinamento.

SPAZZARE IL MAREMio padre commercializzava questi battelli o i loro servizi in Italia, come in tutto il mondo, e io collaboravo nel settore internazionale. Affascinata da queste attività ecologiche, intanto ero diventata biologa, ma spaziavo da un settore all’altro, proprio come mi aveva insegnato mio padre. Lui aveva cominciato la sua carriera come armatore operando principalmente nel settore dei trasporti internazionali di carico secco (bulk carrier) ed era stato anche il vice presidente dell’associazione mondiale degli armatori, nel 1987. In seguito alle cicliche cadute dei noli, aveva diversificato le sue attività arrivando ad acquistare anche un sottomarino per portare i turisti nel fondale di Capri, che poi fu spedito in Sudcorea, perché i turisti, più che andare in fondo al mare, preferivano fare shopping sull’isola napoletana e camminare sulla terraferma.

SPAZZARE IL MAREMio padre invece non aveva i piedi ben piantati per terra e la sua testa era troppo proiettata in avanti. Il business ecologico non funzionò bene. Il compito di tenere pulite le coste è cosa pubblica e infatti venne preso in mano dall’allora Ministero dell’Ambiente di cui divenne inizialmente fornitore, per poi uscirne. Raccogliere la spazzatura del mare oggi è diventata un’attività per tenere pulite le aree protette, gli specchi d’acqua o le spiagge nella stagione turistica, soprattutto in certe parti del pianeta.

Rimane comunque un’attività estremamente importante per educare le nuove generazioni al rispetto ambientale e infatti è necessario far partecipare ai bambini alla pulizia delle spiagge in prima persona. Immaginare però un metodo per raccogliere ogni anno a livello mondiale gli 8 milioni di tonnellate di plastica che finiscono in mare, o le 53 mila tonnellate che finiscono nel Mar Mediterraneo da solo, non è possibile neanche per un visionario come mio padre con una flotta di migliaia di Pelican.

SPAZZARE IL MAREIo non lavoro più in questo settore. L’ultimo battellino di cui curai la fornitura, fu in Cina, per pulire (o mostrare al mondo questa intenzione) la baia a Qingdao per i giochi olimpici del 2008. Ero stata anche in giro per l’Est Africa, per problematiche connesse al giacinto d’acqua che infestava il Lago Vittoria, ma fu proprio in Cina che mi resi conto della vastità del problema. Negli ultimi anni si sono moltiplicate nel mondo le aziende che propongono soluzioni fra le più creative per pulire il mare, ma purtroppo queste sono ottime soprattutto a pulire le coscienze e le reputazioni, perché chi le mette in atto si ritrova a far parte degli stessi meccanismi che hanno provocato quei problemi. La plastica è solo la punta dell’iceberg.

Cosa possiamo fare noi? Il problema va risolto a monte, per esempio per la plastica, bisogna evitare che questa finisca a mare, ma ancora prima, non andrebbe proprio utilizzata. La cosa in realtà più risolutiva possono farla i Governi: vietandone la produzione.

Purtroppo, affrontare cose impossibili è compito della fantascienza e in un racconto che ho appena finito di scrivere, l’eroe torna indietro nel tempo per risolvere il problema alla radice: bloccare gli scienziati al servizio dell’industria che inventarono la plastica negli anni cinquanta.

Noi non abbiamo una macchina del tempo, quindi dobbiamo continuare la nostra opera di sensibilizzazione, creando un fronte compatto e insegnando ai bambini il rispetto per il mare.

Nel mio piccolo, scrivo racconti per bambini, come questo:

IL SURFISTA STUZZICADENTI

C’era una volta un’onda con dei bei denti affilati e una criniera di capelli vaporosi. Purtroppo qualche volta l’onda si ritrovava tra i capelli e fra i denti degli antipatici pezzi di plastica che le davano un gran fastidio… come possono darlo i pidocchi o le carie a un bambino!

Quando i surfisti la cavalcavano o le passavano di sotto, le piaceva, perché era come se qualcuno le grattasse la schiena. Il sollievo però era solo temporaneo e il prurito che le provocavano i detriti non passava.

L’onda cominciò dunque a montare di rabbia, perché’ sapeva che la plastica stava danneggiando gli abitanti dell’oceano e il pensiero che i suoi amici pesci, tartarughe e tanti altri stavano morendo per quei pezzi di plastica, la faceva star male! Incominciò ad essere sempre più difficile surfare quell’onda, che diventava sempre più caotica e agitata, e non più liscia.

Un giorno un surfista di nome Valerio decise di raccogliere le plastiche che trovava surfando. 

SPAZZARE IL MAREIn cambio lei prese a dargli il benvenuto curvandosi in un tubo che non si chiudeva mai, fino a che Valerio non lo avesse attraversato tutto, portandosi via dai denti dell’onda tutte la plastica che riusciva a raccogliere.

Fu così che Valerio divenne il surfista più bravo del mondo e tutti lo emularono nella raccolta dei rifiuti e come lui, smisero di utilizzare la plastica, mentre per l’onda Velerio rimase per sempre il suo stuzzicadenti preferito e come si curvava per lui, non lo faceva per nessun altro!

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