Microplastiche e contaminanti: un connubio spesso sottovalutato

Microplastiche e contaminanti: un connubio spesso sottovalutato
Costanza Formigaro

Costanza Formigaro

Laureata in Biologia Marina presso l’Università di Bologna, mi occupo principalmente di indagini eco-tossicolgiche nei grandi vertebrati marini.

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Costanza Formigaro, dopo aver letto l'articolo pubblicato qualche giorno fa del Prof. Simone Franceschini, ha preso spunto per scrivere degli aspetti che spesso sottovalutiamo delle microplastiche ... i contaminanti che trasportano con loro ! lNoi la ringraziamo infinitamente per queste riflessioni che ha voluto condividere con noi perchè offrono un'aspetto totalmente nuovo ...

La plastica è una problematica ambientale ormai riconosciuta a livello globale. Oltre alle isole di plastica che si creano in certe zone degli oceani, la presenza  di micro- (0,1 e 5 000 µm) e nano-plastiche (0,001 a 0,1 µm) in ogni ambiente acquatico desta non poche preoccupazioni, sia per gli organismi viventi che vi abitano che per l’uomo stesso.

Queste particelle vengono ingerite da organismi filtratori, come molluschi e bivalvi, scambiandole per plankton. Le ritroviamo poi nei pesci di grandi dimensione, in concentrazioni maggiori, attraverso un processo di accumulo lungo la catena trofica, chiamato biomagnificazione.

 A questo processo è soggetto anche l’uomo che si ritrova sul piatto una sostanziosa porzione di plastica. Alcuni studi indicano che le microplastiche, dopo il consumo negli alimenti, possono trasferirsi nei tessuti e penetrare nelle cellule, esponendo gli organismi a sostanze dannose per l’organismo, come il bisfenolo A (BPA) e gli ftalati, con potenziali conseguenze per la salute. Un’ulteriore preoccupazione è data dal fatto che  le microplastiche hanno dimostrato essere composti che adsorbono e trasportano altre sostanze inquinanti liposolubili, come i policlorobifenili (PCBs), gli idrocarburi policiclici aromatici (IPAs) ed i pesticidi.

 

Microplastiche e contaminanti: un connubio spesso sottovalutato

Fonte: Official blog for the journal Integrated Environmental Assessment and Management

 

Molti di questi contaminanti sono stati catalogati come cancerogeni ed interferenti endocrini. Sono quindi in grado di alterare funzioni ormonali (questi composti sono in grado di mimare, competere per o inibire la sintesi di ormoni endogeni), riproduttive, di sviluppo ed immunitarie. Sono in corso ancora molti studi in merito a queste sostanze ed tra gli aspetti più difficili da valutare è quello che viene definito “effetto cocktail”, ossia l’effetto dato dalle miscele di sostanze inquinanti negli organismi. Le miscele infatti possono portare a risposte  combinatorie diverse e spesso imprevedibili, da un semplice effetto additivo (la somma dei singoli effetti), al sinergismo (quando l’effetto risultante è qualcosa di nuovo e diverso rispetto alla semplice somma).

Purtroppo anche i mari che bagnano le nostre coste risentono di questa pressione antropica inquinante, e lo dimostrano i diversi studi condotti dall’Università di Siena condotti negli ultimi anni. I ricercatori hanno utilizzato il più grande mammifero marino planktofago presente nel Mediterraneo, la balenottera comune (Balaenoptera physalus) come sentinella ambientale del Santuario Pelagos, valutando i composti veicolati dalle particelle di plastica, quali organoclorurati (OCs) e ftalati, ed i loro potenziali effetti tossici sulla specie. I risultati ad oggi sono netti: la Balenottera comune appare esposta in maniera cronica ed elevata a contaminanti persistenti come risultato della ingestione delle microplastiche, e quindi ad effetti cancerogeni ed endocrini.

Per un maggiore approfondimento è possibile seguire il progetto di studio qui: https://www.dsfta.unisi.it/it/ricerca/aree-di-ricerca/la-ricerca-scienze-ambientali/ecotossicologia/presenza-ed-effetti

 

Microplastiche e contaminanti: un connubio spesso sottovalutato

 

L’uomo non è meno a rischio della nostra Balenottera. Si registrano elevate concentrazioni di microplastiche nei pesci, ma poiché queste sono presenti per lo più nello stomaco e nell’intestino, che di solito vengono scartati, i consumatori ne risultano poco esposti. Non diminuisce però l’esposizione ai contaminanti liposolubili veicolati da queste micro particelle. Nel caso del consumo di crostacei (come gamberi e scampi) e di molluschi bivalvi (come le cozze e le vongole), il tratto digestivo viene invece consumato, per cui si ha una certa esposizione di miscele plastiche e contaminanti tossici.

La lotta alla plastica nei nostri mari, è una lotta che riguarda tutti.

scritto e redatto da :

Formigaro Costanza

Laureata in Biologia Marina presso l’Università di Bologna, mi occupo principalmente di indagini eco-tossicolgiche nei grandi vertebrati marini.

https://www.researchgate.net/profile/Costanza-Formigaro/research

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