Lampedusa Turtle Rescue

Lampedusa Turtle Rescue

Nato 30 anni fa da un idea di Daniela Freggi, professoressa e biologa che divide le sue giornate tra alunni e tartarughe, il Lampedusa Turtle Rescue ha rischiato di chiudere mesi fa a causa di locali non idonei e alla mancanza di interventi pubblici da parte delle autorità locali e nazionali. Fortunatamente risorto grazie all’intervento privato di centinaia di sostenitori, oggi il centro si trova a Punta Sottile presso i locali privati del polo di maricoltura.

Lampedusa Turtle Rescue
Lampedusa Turtle Rescue

Avvistamento e recupero.

Ferita, impossibilitata a nuotare e impaurita per le energie che mancano, la piccola tartaruga caretta caretta recuperata di fronte la scogliera di marna di Scala dei Turchi e affidata alle mani umane che l’hanno sottratta a una morte dolorosa quanto inevitabile causata da una lunga porzione di lenza dentro lo stomaco.

Si è fatta prendere senza sforzo e non sa chi siano queste persone che l’hanno issata a bordo senza pensarci. Non sa dove la portano  ma un nuovo viaggio è appena iniziato.

Trasportata dentro una bagnera blu si lascia cullare dalle onde della nave che la porterà a Lampedusa dove ad attenderla troverà la dottoressa Freggi e i volontari del centro.

È Stanca e forse non capisce che le mani che la sfiorano sono delicate e provengono da umani che vogliono aiutarla. Li lascia fare, non ha le forze per combatterli e forse non vuole. Sotto al carapace, in fondo al cuore, sa che è finalmente al sicuro e si abbandona alle cure.

Seguiranno giorni e settimane di controlli scrupolosi presso il turtle rescue center dove la dottoressa Daniela freggi si prende cura delle tartarughe da quando arrivo sull’isola più di 30 anni fa.

Cause ed effetti economici a lungo termine

Le principali cause di ricovero sono correlate all’attività umana. Le eliche delle barche diventano affettatrici per i poveri arti degli esemplari che ci si imbattano accidentalmente. Gli ami e le lenze dei pescatori strozzano l apparato digerente e i nostri già odiati sacchetti di plastica diventano meduse di cui vanno ghiotte.

Si stima che ogni anno 40000 tartarughe muoiano nel mediterraneo e solo una minima parte dei feriti riesca a sopravvivere grazie ai pescatori, ai diportisti e alle forze dell’ordine che organizzando una lunga staffetta umana riescono a raggiungere il centro di Lampedusa nel più breve tempo possibile.

Le tartarughe marine sono indispensabili all’equilibrio dei nostri mari e la mancanza nel mediterraneo  insieme all’aumento della temperatura dell’acqua dovuto al riscaldamento globale, comporterà un aumento nella popolazione di meduse e conseguentemente gravi problemi al settore turistico costiero. Un grave problema futuro di cui però si parla molto poco potrebbe influire sulla vita di circa 5 milioni di famiglie che vivono proprio grazie alle risorse turistiche mediterranee.

Sopravvivenza del rifugio

Il centro, ormai conosciuto a livello globale,  si sostiene in maniera indipendente e i proventi delle visite guidate presso il centro sono le uniche entrate su cui si può fare affidamento per mantenere tutte le attività e pagare le spese non indifferenti che si sostengono giornalmente.

Anche se i riconoscimenti internazionali e l’attenzione da parte del pubblico non mancano, sembrerebbe che il piano delle istituzioni sia proprio quello di non avere nessun piano lasciando il centro senza fondi o sovvenzioni di sorta. Un attività volontaria trentennale che opera con ottimi risultati per la salvaguardia di una specie martoriata dalle nostre attività rischia di non avere futuro se le entrate volontarie dei turisti si dovessero improvvisamente interrompere (vedi in questo periodo di covid).

Tommy Lopez

Tommy Lopez

foto e testo

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