Episodio 58 Andrea Lamorte

Eccoci di nuovo qui, parliamo con un ragazzo cresciuto lontano dal mare… ma che appena ha potuto è scappato in una città di mare e di onde !! Parliamo con Andrea Lamuerte … che per il suo amore per il mare l’ha fatto cambiare vita …
iniziamo subito …

Noi :”Ciao Andrea, presentati … “
Andrea :”Ciao! Mi chiamo Andrea Lamorte, ho 27 anni e vengo da Torino ma da circa un anno e mezzo mi sono trasferito a Bogliasco per poter vivere al mare!
Attualmente sto portando avanti i miei studi in osteopatia e osteopatia pediatrica, sono laureato in scienze motorie e lavoro con Roofless, scuola surf di Bogliasco, come preparatore atletico e istruttore di surf.”

Noi :”quando, dove e perchè hai iniziato a fare surf ?”
Andrea :”Ho iniziato a fare surf perché è sempre stato il mio sogno.
Non so da chi l’abbia visto, non so perché sia nata questa passione… ho cominciato con lo skate, con lo snowboard e neanche pensavo che in Italia si potesse fare surf (parlo di circa 10 anni fa, non dell’anteguerra, ma vi ricordo che arrivo da Torino!)
Quando l’ho scoperto ho stressato mio papà fino a che non mi ha portato ad Andora una domenica, con un bic affittato e una vecchissima muta da kayak con la cerniera davanti, che mi ha massacrato ma che comunque ho continuato ad usare per un annetto buono!
Non mi sono chiesto se mi sarebbe piaciuto, io già lo sapevo che mi piaceva.
Sono entrato gasatissimo, convinto di sapere già tutto! … Ovviamente non sapevo niente.
Nei primi anni ho surfato con pochissima frequenza, ho sempre fatto judo a livelli agonistici e il tempo libero a disposizione era ben poco, oltre ad essere senza macchina: potevo andare solo nei weekend liberi da gare, con le onde e con mio papà libero per potermi accompagnare. Gradualmente il surf ha preso sempre più posto, il judo sempre meno… ed eccomi qua.”

Noi :”Hai fatto qualche gara ?”
Andrea :”Poche, e con scarsi risultati…
Un paio in Toscana, una in Portogallo e il campionato assoluto in Sardegna.
Patisco molto le gare, le ho sempre patite già col judo (e ho cominciato a gareggiare a 6/7 anni..)
Eppure mi piace mettermi in gioco, le emozioni che vengono fuori prima di una competizione hanno un qualcosa che mi affascina e che ricerco, qualcosa che vorrei riuscire a controllare e poi ogni volta mi sfugge di mano.
Quindi già lo so… dico che non ne voglio più fare ma alla fine ne farò altre.”

Noi :”hai fatto molti viaggi ? quale ti ha segnato di più ?”
Andrea :”Sto viaggiando molto e ne sono stra contento!
Come esperienza di vita sicuramente il viaggio che mi ha dato di più è stato il Senegal: ci sono stato molte volte di cui alcune per svariati mesi e sempre in momenti un po’ clou della mia vita. E’ una realtà differente, una cultura differente, un modo di vivere e di ragionare differente. E’ un luogo dal quale mi sono sempre sentito di essere tornato arricchito.
Da un punto di vista prettamente surfistico invece, in una delle stagioni estive in cui ho lavorato in Portogallo ho fatto un baratto con un ragazzo portoghese che si stava preparando per il wqs: io gli ho seguito tutto il discorso di preparazione atletica e allenamento funzionale e in cambio mi allenavo con lui ed il suo coach in mare. Ho imparato davvero molto e vedendo i video di inizio e fine estate ho proprio visto dei cambiamenti nel mio surf.”

Noi :”credi che si sia perso oppure no il vero spirito del surf ?
Cioè prima era uno stile di vita ora lo è sempre ?”
Andrea :”Ma alla fine… cos’è lo stile di vita o lo spirito del surf?!
C’è chi molla tutto per poter vivere in un furgone e non perdersi neanche una mareggiata, chi ha il proprio bel lavoro e se nel weekend fa due ondine va felice e contento a fare due scivolate con la stessa vecchia tavola che ha da vent’anni, chi se non ha l’ultimo modello di pinne di Toledo neanche si spreca ad entrare in acqua, chi ha la muta con più buchi che cuciture e la tavola tenuta insieme con lo scotch.
Chi quando viaggia abbandona qualsiasi comodità perché se non è wild non lo sente abbastanza surf e chi si fa un super mazzo tutto l’anno e se può ritagliarsi dieci giorni per andare a surfare spende una barcata di soldi per avere ogni lusso possibile e non dover fare più di tre passi per andare a prendere le onde della vita.
C’è chi col mare epico si lamenta perché quella bava di vento gli da fastidio, c’è troppa gente, fa troppo freddo e chi con mezzo metro marcio è il più felice del mondo.
Ci sono surfisti che fanno i camerieri, i medici, i vagabondi, i ricercatori, i lavori stagionali, i chirurghi, gli istruttori, i commessi in un negozio…
In questi anni a me è sembrato di capire che il surf ognuno se lo viva un po’ a modo suo e che il vero spirito sia riuscire a trovare la propria, singola, unica, quadra personale per viverlo nel modo più sereno possibile nel rispetto degli altri surfisti.
…Dirlo sembra semplice, farlo un po’ meno… e penso che proprio da qui nascano tutte quelle frustrazioni che poi ammazzano questo famoso spirito del surf.”

Noi :”a livello agonistico com’è cambiata la preparazione al surf e quanto pensi sia importante? “
Andrea :”L’agonismo nel surf si sta evolvendo alla velocità della luce e sta prendendo i connotati di un vero e proprio sport. Di conseguenza chi gareggia non può più essere solo un bravo surfista ma deve essere un vero e proprio atleta, con tutto ciò che ne deriva: preparazione atletica, preparazione psicologica, cura dell’alimentazione ecc..
Più il livello si alza e più lo scarto tra gli atleti al top diventa minimo, quindi sempre più la prestazione fisica diventa fondamentale, soprattutto ora che con le onde artificiali si stanno togliendo molti degli elementi “di disturbo” naturali esasperando ancor di più il gesto tecnico e la performance fisica.
Chi, a mio avviso, ci ha visto lungo in questo, come sempre, è stato il buon vecchio Kelly… un mondiale non si vince per caso… soprattutto l’undicesimo mondiale a 39 anni non si vince per caso.”

Noi :”come vedi i giovani di oggi ?
Sinceramente ,mi sembra che i giovani di oggi siano più competitivi … “
Andrea :”Argomento toccante, mi ricordo delle pappardelle infinite a riguardo all’università! Ahaha
Penso che per i giovani avere la possibilità di fare gare sia un’opportunità non da poco: girano l’Europa, conoscono tanti loro coetanei e parlano altre lingue, imparano a mettersi in gioco, imparano a vincere, imparano a perdere e hanno costanti stimoli per migliorare il proprio surf e continuare ad allenarsi! …Questo lo sappiamo noi, che abbiamo un po’ di esperienza in più di loro e siamo i loro allenatori.
A loro (i giovani) non importa niente di tutto ciò: hanno 15 anni, hanno il mito di Jj Florence e vogliono essere i più fighi del mondo! Sono super competitivi, vogliono spiccare, vogliono vincere e si incazzano se non è così, ci credono con tutti loro stessi e non vedono altro! …E direi che alla loro età è più che normale che sia così!
Il nostro compito come allenatori, che in teoria dovremmo essere un po’ più saggi e consci di essere per loro delle figure di riferimento, penso sia quello di mediare e incanalare questa loro grinta nella giusta direzione: spiegare loro che è giusto che ci credano al 200% ma che questa non è una buona scusa ad esempio per sminuire la scuola (se vogliamo fare l’esempio di Leonardo, lui è tutto fuorchè ignorante e si è fatto un gran mazzo per studiare mentre era in giro per il mondo), spiegare loro che la gara è un modo per confrontarsi, per vedere cosa andare a migliorare, per imparare a reagire, per stimolarsi ad allenarsi e crescere e che non deve essere vissuta in maniera frustrante o demotivante, soprattutto la sconfitta (la gara è “finta”, ma nella vita vera capiterà, prima o poi, che questi ragazzi prendano qualche batosta, no?).
Spiegare loro che la gara non è ciò che definisce chi sono loro come persone (ci ricordiamo che abbiamo a che fare con degli adolescenti??) ma che semplicemente definisce la loro prestazione surfistica di quel momento!
Penso sia fondamentale che i ragazzi siano motivati, appassionati e che ci credano, qualsiasi sia il loro obiettivo… spetta a noi guidarli, tirar fuori il loro potenziale e far capire loro che dietro ogni grande atleta c’è quasi sempre una grandissima persona, che la strada è lunga, difficile e faticosa e che è fondamentale godersi il percorso, altrimenti si dura poco.
Poi su tanti ragazzi pochi diverranno professionisti, ma almeno facciamo del nostro meglio per farli crescere come persone felici che sapranno trovare la propria strada.
Personalmente sono super contento che il punto di riferimento di questa generazione sia Leo perché per il poco che ho potuto conoscerlo trovo sia una persona davvero positiva!”

Noi :”come vedi lo stato dei nostri mari ? credi che siamo ancora in tempo per cambiare direzione e aiutare l’ambiente ?”
Andrea :”Penso che fortunatamente la Terra sia in grado di vivere e generare vita nonostante l’uomo.
Con questo non voglio giustificare minimamente lo schifo che stiamo combinando.
Credo fermamente nel potere del singolo e che le abitudini di ognuno di noi possano fare la differenza ed essere di stimolo per le altre persone.
Muoverci verso uno stile di vita più coscienzioso e attento a ciò che ci circonda penso possa essere un gran primo passo per cambiare le cose.”

Noi :”progetti a breve e lungo termine ?”
Andrea :”Crescere come surfista, crescere come osteopata e continuare a fare più possibile ciò che mi rende felice.”

Noi :”vuoi ringraziare qualcuno ?”
Andrea :”Potrei fare una lista infinita e dilungarmi parecchio tra shaper, allenatori e preparatori atletici di surf, judo e non solo, professori, i miei genitori, amici e persone che mi sono vicine sempre e comunque!
Sarò breve e conciso, non me ne vogliano gli altri:
Marco Marigo (Glide Torino), perché mi ha insegnato a vivere il surf in un certo modo.
La mia fidanzata Carola, che mi segue e mi sostiene.
Tutti i surfisti di Bogliasco, che mi hanno accolto a braccia aperte.
Ovviamente Roofless, per il bellissimo lavoro che stiamo facendo insieme.
Grazie a voi per avermi dato la possibilità di esprimermi ed aver ascoltato le mie parole!”

Grazie mille Andrea … continua così che sei un vero Sons of the ocean !!!