Episodio 121 Martina Capriotti

Episodio 121 Martina Capriotti

Martina Capriotti è una biologa marina che fa ricerca su inquinamento da plastica ed agenti chimici. Dal 2018 è un'esploratrice della National Geographic Society ed una SKY Ocean Rescue Scholar (2018-2019). Attualmente è ricercatrice post-dottorato presso l'Università del Connecticut ... insomma una che c'è dentro fino al collo al problema dell'inquinamento !
Noi l'abbiamo conosciuta per caso mentre guardavamo la maratona di "personaggi" organizzata da National Geographic per il 50° anniversario della giornata della terra ... c'ha incuriosito soprattutto per i suoi studi particolari inerenti alle microplastiche ... lei è una persona veramente straordinaria a prescindere delle sue abilità, è una persona umilissima e super disponibile ... fin dalla prima volta che ci siamo sentiti per telefono si è dimostrata una persona molto "easy" ... una che fa quello che fa per amore vero del mare ... ma iniziamo subito ...

Sons : “Ciao Martina, presentati al nostro pubblico”

Martina : “Ciao, è un grande piacere portare il mio piccolo contributo nel vostro gruppo e nel meraviglioso mondo del surf. Sono marchigiana, nata a San Benedetto del Tronto, sulla costa AdriaticaNella vita quando non lavoro, faccio molto volontariato ambientale, sociale, nella Protezione Civile, nella Croce Rossa Italiana ed anche nel salvamento acquatico con la FISA. Mi sono laureata in Biologia Marina presso l’Università Politecnica delle Marche (Ancona), e durante questo corso di studi, ho avuto la fantastica opportunità di svolgere il mio tirocinio di tesi presso l’Università Norvegese di Scienze e Tecnologie (NTNU) di Trondheim, grazie al progetto Erasmus. E’ proprio lì che ho avuto il mio primo approccio con gli interferenti endocrini (tra un po’ vi spiegherò cosa sono), valutandone gli effetti sul salmone atlantico. Dopo questa esperienza mi sono convinta sempre più che la ricerca scientifica era la mia strada. Ho infatti deciso di iniziare la carriera accademica con il dottorato di ricerca presso l’Università di Camerino, nella sede distaccata di San Benedetto del Tronto. Biomonitoraggio, ricerca, conservazione e divulgazione sono stati i cardini attorno ai quali ho lavorato, dalle analisi in laboratorio ai campionamenti in mare, dal primo intervento e liberazione di tartarughe marine alla formazione. Dopo il dottorato ho condotto un progetto per studiare l’inquinamento da microplastiche nel Mar Adriatico. Grazie a questo, nel 2018, sono diventata un’esploratrice di National Geographic, e SKY mi ha scelta, insieme ad una ragazza inglese ed una francese, come ricercatrice della campagna Sky Ocean Rescue. Ho condotto questo progetto presso l’università di Camerino ed oltre alla ricerca ho fatto anche tantissima divulgazione in tutto il Mondo. Episodio 121 Martina CapriottiAttualmente sto lavorando come ricercatrice PostDoc presso l’Università del Connecticut, per studiare gli effetti delle microplastiche su organismi marini filtratori, ed ho per questo progetto, una collaborazione con un gruppo di ricerca israeliano.”

 

 

 

Sons : “Qual è il tuo rapporto con il mare?”

Episodio 121 Martina CapriottiMartina : “L’acqua rappresenta un elemento particolarmente importante nella mia vita, ed essendo nata sulla costa, la relazione con il mare è sempre stata molto forte. Nuoto da quando ero piccolissima e crescendo, questa passione si è evoluta sempre più; durante l’adolescenza sono infatti entrata nel mondo del salvamento acquatico, e tutt’ora collaboro con la Federazione Italiana Salvamento Acquatico (FISA). Nello stesso periodo ho fatto la mia prima immersione subacquea, tuffandomi in mondo surreale e magico. Quella che è iniziata come un’attività ricreativa, si è trasformata poi in una professione.”

 

Sons : “Hai viaggiato molto? Dove sei stata?”

Martina : “Non si viaggia mai abbastanza! Ho gironzolato un po’ per l’Europa…Malta, Grecia, Croazia, Francia, Spagna, Austria, Repubblica Ceca, Germania, Belgio, Lussemburgo, Regno Unito, Svezia, Estonia… per lavoro, per corsi di formazione, per attività con National Geographic e SKY, e qualche volta anche per svago. La Norvegia non l’ho dimenticata; merita semplicemente una sezione a parte, per il forte segno che ha lasciato dentro di me durante i diversi mesi in cui ci ho vissuto. Il mio lavoro mi ha portato anche in Israele, altro paese meraviglioso. Sono stata in Australia, un viaggio in solitaria dal deserto rosso alla Great Ocean Road, e dalle foreste pluviali alla Gran Barriera Corallina. Ho poi toccato l’America, viaggiando in Colombia, in Canada per poi fermarmi negli USA.”

 

Sons : “Perché hai deciso di studiare le microplastiche?”

Martina : “Studiando l’inquinamento chimico in mare ho iniziato a rendermi conto della forte presenza di microplastiche nell’ambiente. Ma in particolare ciò che mi intrigava e terrorizzava allo stesso momento, era proprio la loro capacità di trasportare contaminanti chimici, gli stessi contaminanti che avevo trovato nell’acqua di mare. E quindi ho deciso di allargare i miei studi anche a questo.”

 

Sons : “Cosa sono le microplastiche e come si formano? È vero che il maggior numero di microplastiche derivano dalle “palline” all’interno dei dentifrici e dalle creme per la cura del corpo?”

Episodio 121 Martina CapriottiMartina : “Le microplastiche sono delle particelle di plastica di dimensioni inferiori a 5 millimetri. Anche se ci sembrano piccolissime, quelle più grandi possono ancora essere osservate ad occhio nudo, ma quelle più piccole decisamente no, e purtroppo rappresentano la componente maggiore nell’ambiente. Io lo definisco “inquinamento invisibile”. In linea generale possiamo distinguere le microplastiche primarie e secondarie. Le prime sono così chiamate perché vengono prodotte dalle aziende intenzionalmente di dimensioni così piccole. E vengono poi incorporate in cosmetici e dentifrici, come specificato nella vostra domanda, ma anche nelle paste abrasive. In questa categoria possiamo includere i pellet, cioè la plastica vergine (in foto). È purtroppo comunissimo infatti passeggiare sulla spiaggia e trovare una grande quantità di questi pellet…basta solo farci l’occhio. Le microplastiche secondarie invece diventano così piccole in seguito alla frammentazione di rifiuti di plastica che finiscono in mare. L’azione meccanica delle onde e l’azione dei raggi ultravioletti del sole, indeboliscono il polimero di plastica sempre più, fino a farlo frammentare. Vale la pena citare anche le microfibre, che vengono rilasciate in acqua dagli scarichi delle lavatrici durante il lavaggio di capi in tessuto sintetico.”

 

Sons : “Sappiamo che stai facendo degli studi su un particolare aspetto preoccupante legato alle microplastiche. Ci parli della loro pericolosità?”

Martina : “Le microplastiche possono essere potenzialmente pericolose su diversi livelli. Quello più preoccupante è sicuramente l’ingestione. Avendo dimensioni davvero ridotte, anche i più piccoli organismi marini, come quelli del plancton, possono esserne facilmente attratti. Infatti molti batteri e microalghe vedono le microplastiche come una superficie su cui vivere. Gli animali marini più piccoli, vengono quindi ingannati dal loro odore, e le catturano pensando siano cibo. Anche se non è ancora chiarissimo questo meccanismo, le microplastiche potrebbero essere trasferite lungo la catena alimentare (o meglio rete trofica). Episodio 121 Martina CapriottiLe microplastiche, come entrano in un organismo attraverso il cibo, così possono anche uscirne tramite le feci. Ma è stato comunque osservato che durante la digestione, quelle più piccole possono essere trasportate dall’intestino ad altri organi come il fegato o il muscolo. Ed ecco che la preoccupazione si estende anche alla sicurezza alimentare dell’essere umano. Ma ciò che studio io in realtà, è il ruolo delle microplastiche come trasportatori di inquinanti chimici, cioè molecole purtroppo tossiche per la vita. Questi composti si trovano in mare e sono definiti “contaminanti organici persistenti” proprio perché persistono nell’ambiente per moltissimi anni, senza degradarsi, continuando ad inquinare. Idrocarburi e pesticidi sono solo un paio di comuni esempi che si possono fare. Anzi è interessante anche citare i plasticizzanti, cioè gli additivi della plastica. Questi vengono aggiunti al polimero di plastica durante la sua produzione, quindi all’inizio della sua “vita”; poi vengono rilasciati in mare quando la plastica di frammenta. In realtà questa non è l’unica via di rilascio di plasticizzanti. Vi è mai stato detto di non lasciare una bottiglia di plastica sotto il sole? Bè, a parte il fatto che dovremmo proprio abolire le bottiglie di plastica dalla nostra vita e sostituirle con borracce, il motivo è che molecole come gli “ftalati” e il “bisfenolo A” contenuti nella plastica, con il calore ed i raggi solari, possono essere trasferiti alla bevanda, e quindi accumulati nel nostro corpo ad ogni sorso. Questi due composti appena citati sono particolarmente noti come “interferenti endocrini”.

Sons :”Perché questi interferenti endocrini sono cosi pericolosi? Ma li troviamo solo nelle microplastiche?”

Martina :”Gli interferenti endocrini sono molecole che hanno una struttura chimica molto simile a quella degli ormoni animali, e quindi anche umani. Gli ormoni sono molecole prodotte dall’organismo e fungono da messaggeri. Per poter traferire il loro messaggio, devono essere riconosciuti da altre molecole che si trovano sulle cellule, chiamate recettori, che danno il lascia passare, e attivano determinate risposte ormonali.  Tra gli ormoni più comuni possiamo nominare quelli sessuali (estrogeni e androgeni) o quelli tiroidei. Gli interferenti endocrini, cioè gli inquinanti in questione, hanno la particolare abilità di mimare gli ormoni ed essere riconosciuti dai recettori. È per questo che io li chiamo volgarmente “impostori molecolari”. Infatti come degli impostori, si fingono ormoni veri, generando di conseguenza vari disturbi o malattie. Spero non vi stia già fumando il cervello…. Comunque è importante sapere che queste sostanze non si trovano solo nella plastica, bensì anche nell’aria, nell’acqua, nel cibo.”

Sons :”Pensi che abbiamo ancora qualche speranza di cambiare il modo di vivere e di salvare la nostra terra?”

Martina :”Non tutti hanno una particolare sensibilità per l’ambiente. Ma come spiegavo sopra, l’inquinamento sta condizionando anche la nostra salute. A volte, parlando con le persone, percepisco che non si è ancora pienamente coscienti che la Terra sta soffrendo e che tutto ci si sta ripercuotendo contro; come se sia un problema di cui se ne occupa qualcun altro, che tocca qualcun altro o di cui ci si potrà pensare in futuro. Il nostro pianeta ha bisogno ORA di aiuto.”

Sons :”Da donna di scienza, quale sei, cosa ti senti di consigliare alle persone? Che messaggio vorresti mandare a tutti?”

Martina :”Vorrei rispondere con una mia citazione: “Il mondo può cambiare solo con la piccola azione di tutti, non con le grandi azioni di pochi.” Quando ogni singolo individuo prenderà coscienza del grande potere che ha…il pianeta potrà finalmente evolvere.

Noi tutti ringraziamo questa persona per i suoi studi e per il suo impegno per tutelare la nostra salute e soprattutto il nostro pianeta ... e speriamo che sempre più persone possano prendere gente come lei come fonte d'ispirazione anziché le "veline" ... grazie infinite veramente e da oggi oltre a tutti i vari titoli già ottenuti sei anche una Sons Of The Ocean !!!!!!

Mi piace:

Mi piace Caricamento...
Condividi:
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: