Episodio 108 Riccardo Rossi

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Per caso in passato ho letto molti articoli che parlavano di un ragazzo che faceva ricerche scientifiche sul surf, per migliorare le tavole e i suoi comportamenti … da persona curiosa che sono, ho approfondito la ricerca su di esso … ed ho scoperto che le tavole da surf possono ancora migliorare sotto vari aspetti ! Il “genio” che studia tutto questo si chiama Riccardo Rossi, che ho avuto il piacere di conoscere grazie ai ragazzi di Wave Shop, che hanno organizzato, non molto tempo fa, un bellissimo meeting per far capire meglio l’uso e la scelta delle pinne delle tavole in collaborazione con Futures Fins, ditta statunitense per la quale sta lavorando con i suoi sistemi di Fluidodinamica, appunto, Riccardo !! Abbiamo cenato insieme e parlato molto, vi posso assicurare che non credevo che ci fosse un mondo cosi complesso anche dietro alla costruzione e la scelta di una pinna … ma iniziamo subito con le domande …

By chances, in the past, I read a lot of reports that talked about a guy that made scientific research about surf, trying to improve the boards and the way they perform… so, because I’m really curious, I went deeper into it… finding that there is a lot more that can be learned about surfboards design! The smart guy that study all of this is Riccardo Rossi, and I had the pleasure of meet him thanks to the Wave Shop’s crew: not long ago, they organized a coolmeeting to explain the better use and the better choice of fins jointly with Future Fins, one of the leading companies in the fins’ market and sponsor of the 2x World Champion John John Florence, that has been working for two years now with Riccardo to apply fluid dynamics simulations to fins design. We had dinner together, and talked a lot, and I can assure you I didn’t know there was such a complex world behind the making and the choice of a fin… but let’s start with the questions…

durante una lezione in università (foto di Stefano Cottignola)

Sons : “Ciao Riccardo … raccontaci chi sei per quei pochi che ancora non ti conoscono” 

Riccardo : “Ciao a tutti ! Mi chiamo Riccardo Rossi, ho 42 anni e vengo da Rimini.” 

Sons : “Hi Riccardo… for the few that still doesn’t know you, tell us who you are.”

Riccardo : “Hi everyone! I’m Riccardo Rossi, 42, from Rimini, a small but quite famous town on the east coast of Italy”

Sons : “Cosa fai nella vita?” 

Riccardo : “Fino a circa tre anni fa ho lavorato in università come ricercatore e docente nell’ambito della Fluidodinamica Computazionale, in inglese CFD (Computational Fluid Dynamics), dopo aver conseguito prima la laurea in Ingegneria Meccanica e poi il Dottorato di Ricerca presso l’Università di Bologna. Attualmente lavoro come consulente free-lance, sempre nell’ambito della simulazione fluidodinamica, per diverse aziende che operano in svariati settori, tra cui quello del surf.” 

Sons : “What are you doing in your life?”

Riccardo : “Up to more or less 3 years ago I worked for a university as a researcher and as a teacher in the field ofCFD (Computational Fluid Dynamics), after a master degree and PhD in mechanical engineering. Now I’m working as a free-lance consultant, still in the fluid dynamics simulation field, for a bunch of companies that work in different line of works, and among them there’s also the surf industry.”

Sons : “Quando e perché hai iniziato a fare surf?”

Riccardo : “Ho iniziato per puro caso, dieci anni fa, durante un periodo in cui ho lavorato come ricercatore e docente in visita presso la Stanford University, in California. Uno degli studenti che faceva parte del mio gruppo di lavoro e che diventò poi uno dei miei migliori amici, David Philips, mi chiese se avessi voluto provare a surfare insieme ad un gruppo di amici. Era infatti già il terzo anno in cui trascorrevo tre/quattro mesi a Stanford per lavoro, ma per quanto assurdo possa sembrare non avevo mai pensato a surfare prima di allora. Il fatto è che la scena surfistica della costa nord-est non è ovviamente tra le più grandi e famose in Italia ed ai tempi della mia adolescenza, quasi trenta anni fa, c’era solo un pugno di surfisti a Rimini. Così sono cresciuto non con la passione per il surf ma con quella, molto più diffusa, per i motori, in particolare delle moto sportive, e quando mi sono iscritto ad ingegneria il mio sogno era quello di lavorare un giorno in una grande azienda del motorsport come Ferrari o Ducati. Ma da quel primo giorno in cui ho surfato insieme a David a Pacifica, vicino a San Francisco, il surf è diventato una delle mie più grandi passioni e ovviamente quei due primi anni passati in California senza surfare sono una delle poche cose che rimpiango della mia vita … ” 

Sons : “When and why did you start to surf?”

Riccardo : “I started just by chance ten years ago, when I was working as a researcher and lecturer at the Stanford University, California. One of the students in my group (David Philips, now one of my best friends) asked me if I wanted to try to surf with a bunch of friends. It was the third year I spent 3 or 4 months working at Stanford and, even if it sounds crazy, I never thought about surfing. You know, the fact is that in Italy the surf scene, especially in the east coast, is not so big and when I was a kid, almost 30 years ago, there was just a bunch of surfers in Rimini. So, I didn’t grow up mad about surf but crazy about motorbike, and when I enrolled at the engineering faculty, I dreamed about working for a big motor company like Ferrari or Ducati. But since that first time I surfed with David in Pacifica, close to San Francisco, surf became one of my greatest passions, and obviously that two years I spent in California without surfing are among my few regrets…”

Sons : “Viaggi molto per lavoro ?” 

Riccardo : “Si, abbastanza. Durante la mia carriera accademica ero molto più spesso all’estero non solo per il tempo che passavo a Stanford ma anche per partecipare a convegni e congressi nell’ambito della simulazione fluidodinamica, sia in Europa che nel resto del mondo. Attualmente la maggior parte dei progetti a cui lavoro sono in Italia, ma grazie alle collaborazioni nell’ambito del surf torno in California generalmente due volte all’anno e sono stato negli ultimi tre anni più volte in Francia ed in Portogallo. Durante la transizione tra la mia carriera accademica e quella di consulente free-lance, ho poi avuto l’occasione di trascorrere un anno e mezzo a Cagliari come direttore tecnico in una startup che sviluppava un nuovo software per la simulazione fluidodinamica, ed anche oggi torno spesso in Sardegna per lavoro.” 

Sons : “Do you travel a lot for work?”

Riccardo : “Yes, enough. In my academic years I was often abroad, both for the time I spent at Stanford and also to participate at conventions and congresses regarding fluid dynamics both in Europe and around the globe. Now the biggest part of the projects I’m working on are in Italy, but thanks to the collaborations I had with the surf world, I usually go twice a year in California and in the last three years I went in France and in Portugal more than once. While shifting form my academic job to being a free-lancer, I also had the chance to spend one year and a half in Cagliari, as a technical director for a start-up that was developing a CFD software, and even today my job often brings me back to Sardinia.”

ad Ocean Beach, in California per testare il modello Enzo di Sequoia (foto di Sara Carli)

Sons : “Tutti posti in cui riesci ad unire lavoro e passione per il surf, immagino” 

Riccardo : “Si, e devo dire che sono stato molto fortunato perché’ in fondo non sono mai stati dei posti che ho scelto personalmente. La collaborazione con Stanford, ad esempio, è nata perché ad una conferenza presso il Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali (CIRA) avevo avuto l’occasione di conoscere un professore italiano che lavorava già a Stanford, Gianluca Iaccarino, e che mi ha poi dato l’opportunità di questa importantissima e bellissima esperienza accademica. Ed anche per quanto riguarda Cagliari, ovviamente c’erano molte più probabilità che una startup potesse avere la propria sede nel mezzo della Pianura Padana che nel sud della Sardegna …”

Sons : “In all that places you had the chance to combine your job with the passion for surf, I presume.”

Riccardo : “Yes, and I have to say I was really lucky because I never choose the places myself. The chance to work at Stanford, for example, was born because when I was at a conference at the Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali (CIRA)I had the chance to meet Gianluca Iaccarino, a professor from Italy that was already working at Stanford. He then gave me the opportunity to have this amazing and really important academic experience. And also, for what concerns Cagliari… I definitely had more chances that a Start-up was born near Milan than in the south of Sardinia…”

Sons : “Il posto che ti ha affascinato di più?” 

Riccardo : “Senza dubbio la Sardegna. Ovviamente la California è meravigliosa e quando viaggi all’estero hai il grande stimolo di entrare a contatto con delle nuove culture, soprattutto nell’ambito accademico, dove spesso in uno stesso dipartimento lavorano persone provenienti da tantissimi paesi diversi, ma è davvero difficile trovare un mix di bellezza, cultura, storia e tradizioni come in Italia. In Sardegna, tutto questo si unisce ad una consistenza ed una qualità delle onde tra le migliori nel nostro paese e per questo molti dei ricordi più belli che porto con me sono legati al tempo che ho passato in questa bellissima isola. Ricordo soprattutto le mattine in cui partivo da Cagliari per una session a Buggerru all’alba per poter essere poi in tempo al lavoro, ed il momento in cui da Fontanamare inizi a salire lungo la costiera a strapiombo sull’acqua verso Nebida, con il mare che si staglia a perdita d’occhio interrotto solo dai faraglioni. E poi, al ritorno, il momento in cui si scende verso Masua e improvvisamente la vista si apre sul Pan di Zucchero. Uno scorcio che lascia senza fiato.” 

Sons : “The place that fascinated you the most?”

Riccardo : “Sardinia, without a doubt. Obviously California is amazing, and when you travel abroad you’ve the chance to get in touch with new cultures, especially in the academic world where often in the same department you can find people coming from everywhere; but it’s really difficult to find a mix of beauty, culture, history and tradition as you can find here in Italy. In Sardinia you’ll find all of this mixed with waves with size and consistency among the bests in Italy. That’s why most of my best memories are bound to the time I spent in this beautiful island. Most of all, I remember when I used to left Cagliari at dawn to have an early morning session at Buggerru and then back to work; and I remember the moment in which from Fontanamare you start to climb along the coastal way that protrudes on the water toward Nebida, with the sea that stands out as far as the eye can see, broken just by the sea stacks. And then, coming back, the moment when the road descends toward Masua and suddenly the view opens upon Pan di Zucchero. A breathtaking view.”

Sons : “Mentre il posto che hai trovato peggiore a livello ambientale ?”

Riccardo : “Purtroppo, in alcune occasioni, sempre la Sardegna. Credo sia dovuto anche a problemi legati ai servizi nei paesi più piccoli lontano dalle grandi città, oltre che alla maleducazione di alcune persone, ma a volte vedi rifiuti abbandonati lungo le strade che contrastano enormemente con la bellezza di quella terra.” 

Sons : “And what about the place you found worst, environmentally speaking?”

Riccardo : “Sadly, in some occasions Sardinia once again. Sometimes you see rubbish left along the way, and it contrast a lot with the beauty of that country… I think it has to do not only with the people’s rudeness, but also on logistic problems connected with the waste disposal in the smallest villages, far from the big cities.”

Sons : “Ma torniamo al tuo lavoro. Hai collaborato con molte persone interessanti, ma noi surfer vogliamo sapere com’è stato incontrare “King” Kelly Slater … come ti è sembrato ?” 

Riccardo : “È stata sicuramente una delle esperienze più belle che ho potuto vivere grazie alla collaborazione con Firewire, di cui Kelly è socio di maggioranza, e Slater Designs, il suo brand di tavole. Ci siamo incontrati in un locale pubblico vicino alla sede di Firewire, a Carlsbad, mentre Kelly stava rientrando nella sua casa di San Clemente dopo aver partecipato ad un torneo di golf di beneficenza a San Diego. Io e Travis Lee, il suo assistente storico fin dai tempi di Channel Island, ora a capo di Slater Designs, lo aspettavamo già all’interno del locale. Kelly è arrivato poco dopo e devo dire che nei primi minuti in cui abbiamo iniziato a parlare era piuttosto distaccato. Dopo aver iniziato a mostrargli i risultati che avevo ottenuto dalle simulazioni di alcune delle tavole di Slater Designs abbiamo rotto però il ghiaccio, forse anche perché’ si è accorto che lo stavo trattando come una qualsiasi altra persona durante un incontro di lavoro, e così siamo rimasti a parlare per quasi un’ora, confrontandoci su quanto emerso dalle simulazioni e sulle sue sensazioni in acqua, in particolare sulla Sci-Fi, che rappresentava allora il modello di punta di Slater Designs. Inoltre, Kelly non è soltanto il più grande surfista di tutti i tempi ma anche una persona estremamente intelligente e preparata dal punto di vista tecnico, persino su certi aspetti teorici dell’idrodinamica come la portanza, ed anche per questo aver avuto l’opportunità di incontrarlo è stata davvero straordinaria.”

Sons : “Going back to your job. You collaborate with a lot of interesting people but us, the surfers, we’d like to know how it was to meet the “King” Kelly Slater… how was he?”

Riccardo : “Surely it was one of the coolest experiences I had thanks to my partnership with Firewire (Kelly is the majority shareholder of the company) and with Slater Designs (his own boards’ brand). We met in a public place close to Firewire’s headquarter in Carlsbad, while Kelly was heading back home in San Clemente after attending a charity golf event in San Diego. Travis Lee (his long-time assistant, since the times of Channel Island and now head of Slater Designs) and I were waiting for him inside the place, Kelly came shortly after and when we started the conversation, he seemed quite distant. After I started showing him the results I had in the simulations of some Slater Designs’ boards we started to break the ice, maybe because he understood that I was treating him like any other business partner, and so we continue to talk for almost one hour, comparing what I found out in the simulations with his feelings in the water, especially about the Sci-Fi, one of the bestselling Slater Designs’ boards back then. Moreover, Kelly is not only the greatest surfer ever but he’s also a really smart person, technically prepared even on some theoretical aspects of fluid dynamics such as the dynamic lift… that was why was even more extraordinary having the opportunity to meet him.”

con “The King” Kelly Slater a Carlsbad, in California (foto di Travis Lee)

Sons : “Ma eccoci veramente al motivo di questa intervista, hai fatto molti studi che riguardano l’idrodinamica delle tavole, con vari shaper come Tomo per Slater Designs e Marcello Zani per Sequoia, ma sappiamo che hai iniziato anche una collaborazione con Futures Fins per applicare la simulazione al design delle pinne…ecco, aiutaci a fare un po’ di chiarezza su questo oggetto che in molti usano senza un perché.” 

Riccardo : “Si, credo in effetti che la scelta delle pinne sia spesso sottovalutata rispetto a quella della tavola, soprattutto da parte di ha già maturato una certa esperienza ed inizia surfare con delle tavole performanti. Ovviamente la scelta di una tavola che abbia le giuste caratteristiche rispetto al proprio livello di surf ed al tipo di onde che surfiamo è fondamentale, ma una volta scelta correttamente la tavola le pinne hanno un ruolo altrettanto importante. Basti pensare che dalle simulazioni emerge come durante un bottom turn, le pinne di un setup thruster generano circa il 20% della forza complessiva che ci sostiene durante la manovra. Al tempo stesso, il confronto tra due diversi set di pinne che si differenziano per la sola forma della sezione, come quelle di tipo “flat” e “v2” utilizzate da Futures, mostra una differenza superiore al 10% nella forza che le pinne sono in grado di generare quando montate sulla stessa tavola. “

Sons : “But now we move to the real reason of this interview. You did a lot of research regarding boards’ hydrodynamic, with the help of shapers such as Tomo for Slater Designs and Marcello Zani for Sequoia, but we know that you started a collaboration with Futures Fins to apply the simulations to the fins’ design… so please, help us understand more about every surfer uses, often without really knowing why they choose between one set of fins or the other.”

Riccardo : “Yes, I guess that often the fins’ choice is underrate compared to the board’s choice, especially by intermediate surfers who start to surf with performing boards. Obviously, the choice of the right board for your skills and the type of waves you usually surf is fundamental, but after choosing the right board is equally important to choose the right fins. You just have to think about what we found in the simulations: for instance, in a bottom turn, the fins in a thruster setup produce roughly the 20% of the total force that support you through the manoeuvre. At the same time, the comparison between two differentsets of fins which are different only by the foil (such as the “flat” and the “v2” foils used by Futures) shows a difference of more then 10% in the force that fins can generate once they’re mounted on the board.”

con Marcello Zani di Sequoia mentre analizzano i risultati di alcune simulazioni dopo una session ad Hossegor, in Francia

Sons : “Potresti darci anche qualche indicazione su come dobbiamo scegliere una pinna? Quali sono le caratteristiche che dobbiamo considerare? I materiali contano? Si scelgono in base al peso del surfer, all’altezza del surfer oppure all’altezza delle onde? La forma delle onde conta?” 

Riccardo : “Ci sono diverse caratteristiche che incidono sulle prestazioni e sul feeling dato dalle pinne e per questo motivo Futures ha introdotto il concetto di Ride Number, ovvero un numero associato ad ogni pinna e che varia in una scala da 1 a 10 e pensato appunto per facilitare la scelta delle pinne. Per valori contenuti (1-3), il Ride Number indica pinne progettate per onde grandi e potenti, mentre per valori elevati (7-10) pinne pensate per onde più piccole e meno potenti. Le caratteristiche delle pinne che determinano il Ride Number sono, in ordine di importanza, il flex, ovvero la flessibilità della pinna, determinata dal tipo di materiale e costruzione utilizzati, dal foil, ovvero la forma in sezione della pinna a cui accennavo precedentemente, ed infine il rake, ovvero l’estensione più o meno pronunciata della pinna verso il tail della tavola ed al di fuori delle base della pinna stessa. Ad esempio, le pinne con un Ride Number più alto utilizzano tipicamente materiali e costruzioni che conferiscono una flessibilità pronunciata, foil dotati di curvatura sia nel dorso che nel ventre della pinna ed un rake contenuto, quindi una pinna abbastanza “verticale”. Tutte queste caratteristiche, combinate tra loro, aumentano significativamente la capacità della pinna di generare una forza laterale e consentono quindi di cambiare linea in parete più facilmente. Per questo motivo, questo tipo di pinne sono denominate “speed generating”, perché aiutano il surfista a restare sulla parte più ripida dell’onda e quindi a “generare” velocità su onde poco potenti, tipicamente beach breaks. Al contrario, su onde potenti come quelle tipiche dei point, Futures consiglia le pinne con Ride Number più contenuto, denominate “speed control” e caratterizzate da minore flessibilità, foil con curvatura contenuta o nulla ed un rake più pronunciato, che consentono appunto di controllare la velocità durante la surfata. Utilizzando queste linee guida, verificate anche tramite le simulazioni, ogni surfista può quindi selezionare le pinne, principalmente per le condizioni d’onda che andrà a surfare.” 

Sons : “Can you give us some suggestion about how to choose the fins? Which characteristics we have to consider? Are the construction and materials important? Do you choose the fins considering the surfer’s weight, or his height, or the waves’ size? Does the waves’ shape matter?”

Riccardo : “There are a lot of different characteristics affecting the performances and the feelings beard by fins, that’s why Futures introduced the concept of the Ride Number: it’s a number associated to every fin, ranging from 1 to 10, created to help choosing the right fin. The lower Ride Numbers (1-3) are associated with fins suggested for powerful waves, while the upper Ride Numbers (7-10) are for smaller and less powerful waves. The fin’s characteristics that determine the Ride Number are (in order of importance): the flex (the fin’s flexibility, given by materials and construction), the foil (the fin’s section I mentioned before) and the rake (the extension of the fin toward the tail and over the base of the fin itself, that can be more or less prominent). For example, fins with a higher Ride Number usually are made with materials giving a lot of flexibility, a foil with some camber, and a not prominent rake (so the fin is quite “vertical” or “upright”). All these features combined help a lot the fin’s ability to create lift, and so it will be easier to change line on the face of the wave. This is why this kind of fins are called “speed generating”, because they help the surfer to stay in the steepest part of the wave “generating” speed on powerless waves, typically beach breaks. On the contrary, on powerful waves like those on point breaks, Futures suggests fins with a lower Ride Number, in the so-called “speed control” range, with less flexibility, foil with reduced (or not at all) camber or curvature and a more prominent rake, that help controlling the speed while surfing. Using this guideline, verified also by the simulations, every surfer can choose the right fins more easily.”

un esempio di simulazione delle pinne Futures utilizzate da John John Florence (immagine tratta da Damp Magazine FW2018)

Sons : “Come variabile nella scelta delle pinne c’è anche il fattore Beginner e Pro da tenere in considerazione? “

Riccardo : “Si, ed è un altro aspetto che emerso in modo chiaro dalle simulazioni. Se guardiamo infatti i grafici che mostrano la forza generata dalle pinne al variare dell’angolo di virata (vedi grafici in allegato all’intervista, NDR), si può vedere come alcune caratteristiche possono avere una diversa importanza in base al livello del surfista. Ad esempio, mentre il foil determina una variazione della forza generata dalla pinna che incide su tutta la virata, la dimensione della pinna incide proporzionalmente all’angolo raggiunto durante una manovra. Per questo motivo, mentre pinne con un foil diverso possono incidere sulle manovre di un surfista di livello anche intermedio, e che quindi non raggiungerà angoli molto elevati durante una virata, paradossalmente le dimensioni delle pinne incidono maggiormente sulle manovre dei surfisti professionisti, che raggiungono degli angoli di virata estremamente elevati. “

Sons : “The distinction between a Beginner and a Pro surfer is something to consider while choosing the right fin?”

Riccardo : “Yes, it is. It’s something else we found out during the simulations. Looking at the graphics showing the force generated by fins while the turning angle changes (check the graphics enclosed in the interview, NdR) you can see how some characteristics have a different importance regarding the surfer’s level. For example, while the foil determines a change in the fin’s generated force affecting the whole manoeuvre, the fin’s size affects proportionally the angle reached in the manoeuvre. That’s why, while the different performance given by fins with a different foil can be felt by intermediate surfers that won’t be able to reach high angles during a turn, fins’ size affects more pro surfers who are able to throw strong turn with very high angles.”

Sons : “Facciamo un esempio pratico, un surfer di media statura (circa 180 cm) di peso intorno ai 75 kg su onde di Point (quindi potenti e veloci) di 1,5 mt … che pinne deve usare ? Cosa consigliano i tuoi studi ?” 

Riccardo : “Per quanto dicevo prima, consiglierei delle pinne Futures con un Ride Number contenuto o al limite intermedio, diciamo compreso tra 2 e 5, ed una taglia della pinna tra M ed L. “

Sons : “For instance, a medium built surfer (180 cm high for 75 kg) on Point’s waves (fast and powerful) 1,5 metres high… what kind of fins must he use? What does your studies suggest?”

Riccardo : “Considering what I said before, I suggest Futures’ Fins with a low to intermediate Ride Number (2 to 5) and a fin’s size between M and L.”

Sons : “Adesso i tuoi studi stanno andando avanti in questo settore delle Fins oppure quello che dovevamo sapere lo sappiamo e quindi lo sviluppo è arrivato al massimo ? 

Riccardo : “Assolutamente. Il lavoro che stiamo portando avanti con Futures è solo un inizio ed oltre a sviluppare e migliorare sempre di più i modelli di calcolo, è anche necessario creare un sempre miglior collegamento con le sensazioni dei surfisti in acqua, sia dal punto di vista dell’interpretazione dei risultati che del loro utilizzo. In questo senso, i modelli per il design delle tavole sviluppati grazie alle collaborazioni con Firewire e Sequoia sono di fondamentale importanza, perché consentiranno di simulare il comportamento delle pinne in modo sempre più accurato e realistico.” 

Sons : “Now your studies proceed in this field or we already know what we need to know, and the fins’ development is already at its height?”

Riccardo : “Absolutely not. The job I’m doing with Futures is just the beginning. We have to continue developing new and better calculation models, while creating a tighter bond with surfers’ feelings in the water, both for what concerns the interpretation of the results and then for what concern their future use. In this regard, the models for the boards’ design we developed thanks to the partnerships with Firewire and Sequoia are really important, because will help to simulate the fins’ behaviour in a way that will be more accurate and realistic.”

Sons : “Progetti per il futuro ? Sicuramente avrai milioni di idee … “

Riccardo : “Si, esistono molteplici sviluppi e possibili applicazioni di questa tecnologia agli sport da tavola e abbiamo contatti in corso con alcuni tra i più importanti brand del mercato. Spero quindi di avere presto l’opportunità di condividere qualche news con tutta la comunità di Sons Of The Ocean. “

Sons : “Any project for the future? I guess you’ve got a lot of ideas…”

Riccardo : “Yes, I do. There are various developments and possible applications of this kind of technology regarding various board-sports, and we’re in touch with some of the most important brands on the market. I hope I’ll be able to share some news very soon with the whole Sons Of The Ocean’s community.”

Sons : “Fatti una domanda che vorresti che ti facessi io e datti una risposta” 

Riccardo : “C’è qualcosa che vorresti cambiare della tua vita? Una cosa sola: aver potuto avere l’opportunità di vivere l’adolescenza cavalcando sia le moto che le onde.” 

Sons : “Ask yourself something you would like me to ask you, and then answer it.”

Riccardo : “There’s something you’d like to change in your life? Just one thing: I would like to have spent my teen years riding both bikes and waves.

Beh che aggiungere ?! oltre che è nata una bella amicizia con Riccardo e che è un vero amante delle onde, tanto che ha portato il suo lavoro al servizio del surf pur di stare in acqua … uno che sta cercando di cambiare il mondo del surf in maniera scientifica … Riccardo è uno che quando parla riesce a spiegarti cose impensabili della fisica con una semplicità spaventosa … Riccardo è sicuramente uno dei Sons Of The Ocean !!!

Well, what to add?! A good friendship with Riccardo is born, and he’s a real waves’ lover, so much that he has brought is job to the surf world not only to improve surfboards and fins design but also to spend more time in the water… he’s trying to change the surf world with his science… Riccardo is one able to explain to you a lot of difficult physics stuff in a very simple way… Riccardo surely is a Son Of The Ocean!!!”

Qua sotto potete trovare tutti i Link per conoscere meglio i lavori di Riccardo Rossi :

https://www.instagram.com/redfluiddynamics

http://www.dampmag.com/damp-magazine-spring-2017.html

hpps://www.facebook.com/RedFluidDynamics

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