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di Paola Pane

di Paola Pane

Laureata in biotecnologie presso scienze biologiche, appassionata di mare, surfer e mamma ... con una grande voglia di comunicazione ! proviene da una famiglia molto impegnata nella tutela dell'ambiente per lavoro e passione ...

Nell’articolo precedente ( clicca qui ) ho accennato alla problematica delle plastiche in mare e alle organizzazioni che hanno progetti per la loro raccolta. Oggi queste ricevono milioni di dollari da donatori privati, governi e aziende, compresi i colossi coinvolti nel commercio globale, fra i primi responsabili del problema. Questi sono soldi che non finiscono in tasse, il che solleva talvolta i Governi dall’intervenire e dà la possibilità ai grandi filantropi di decidere in che direzione risolvere certi problemi, oltre a “farsi belli” di fronte al mondo.

The Ocean Cleanup”, una no-profit olandese, ha ottenuto più di 40 milioni in donazioni, di cui due solamente da una unica campagna di crowdfunding. Fino ad oggi, The Ocean Cleanup, tramite un tubo galleggiante, ha catturato in superficie una quantità di plastica nell’ordine delle centinaia di tonnellate, un po’ lontano dagli 8 milioni di tonnellate di plastica che vengono sversate in mare ogni anno. In compenso produce occhiali con quanto raccolto, che spedisce in tutto il mondo per 199 euro, così i suoi sostenitori possono mostrare il loro contributo alla salvezza degli oceani, stando tranquilli che se c’è un modo per rimuovere le plastiche dal mare, loro possono continuare ad utilizzarle.

Meglio di nulla certo, ma per salvare gli oceani, ci vuole uno sforzo in più. Dobbiamo cambiare noi.

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Inoltre, mentre l’inquinamento da plastica non è l’unica minaccia per il mare, serie conseguenze per la vita marina sono dovute anche alla CO2. Questa infatti reagisce con l’acqua formando acido carbonico e abbassa il PH, sciogliendo il carbonato di calcio presente nelle conchiglie, nei crostacei e nei coralli, che si sbiancano.

I combustibili fossili, insieme alla deforestazione, provocano l’emissione annua di 40 miliardi di tonnellate di CO2, provocando l’acidificazione degli oceani, oltre al cambiamento climatico.

Come per rimuovere la plastica dal mare, oggi ci sono tecnologie innovative per rimuovere la CO2 dall’aria: i sistemi CCS (Carbon Capture and Storage).

Vicino alla centrale geotermica di Hellisheidi, in Islanda, due mesi fa è stato inaugurato “Climework’s Orca”, un impianto in grado di filtrare la CO2 dall’atmosfera e di immagazzinarla nel sottosuolo. Potrà filtrare fino a 4000 tonnellate di CO2 all’anno, l’equivalente di quanto emettono circa 600 persone in Europa.

I numeri non tornano di nuovo

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Ci sono un centinaio di progetti CCS nel mondo e la stragrande maggioranza di questi è gestita da compagnie petrolifere, del gas e del carbone. Questo avviene perché la CO2 rimossa può essere rimessa in circolo e quindi i CCS servono anche per estrarre più olio! Inoltre queste aziende usano queste tecnologie per compensare le loro emissioni, ritardando ulteriormente la soluzione del problema.

Secondo lo scienziato ambientalista Marcus Eriksen (@5Gyres), che supporta iniziative “zero waste”, i progetti come The Ocean Cleanup (e secondo me anche quelli che catturano la CO2) sono una “distrazione dalle soluzioni reali su cui sta lavorando l’intero movimento globale”.

Togliere la plastica dal mare o la CO2 dall’aria, è come passare il tagliaerba su un pezzetto di prato, senza provare a sradicare le erbacce. Affinché si possa risolvere il problema alla radice, c’è bisogno di una rivoluzione del nostro intero modo di vivere, dei nostri consumi e delle fonti di energia che usiamo, che partirebbe da un nuovo tipo di economia, per arrivare fino alla finanza.

Se vogliamo ridurre il nostro impatto sul pianeta in prima persona, ci viene in mente di ridurre gli spostamenti aerei e in auto, di evitare sprechi, o di passare a una dieta vegana, ma non pensiamo all’impatto che ha la finanza, nel sostenere le grandi aziende e a fare in modo che i grandi player restino nel gioco.

Dopo l’accordo di Parigi del 2015, le aziende del carbone, del petrolio e del gas hanno ricevuto 3,8 trilioni di dollari di finanziamenti dalle banche!

Una parte di questi soldi potrebbero essere i vostri, se non avete speso tutto in viaggi per surfare, nel qual caso, avete fatto bene: se tutti surfassero un po’ di più e lavorassero meno, producendo e consumando meno, il mondo sarebbe più sostenibile e un posto migliore!

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