Le specie marine si estinguono al doppio della velocità rispetto alle terrestri …

Gli animali marini non hanno ripari dall’innalzamento delle temperature …

📝 Scritto da Matteo Nani

28/04/2019

Il cambiamento climatico, dovuto a diversi fattori creati dall’uomo, colpisce più forte le creature marine . Sott’acqua non hanno riparo dall’innalzamento delle temperature …

Altre ricerche effettuate su 400 animali terrestri a sangue freddo, dimostrano che con l’aumentare della temperatura sul nostro pianeta , gli animali marini si estinguono al doppio della velocità !

Qualche giorno fa è uscita, sull’autorevole rivista Nature, una ricerca svolta dai ricercatori della Rutgers University nel New Jersey, nella quale si dimostra che con il surriscaldamento terrestre e il conseguente riscaldamento degli oceani, le specie marine non avendo vie di fuga stanno scomparendo alla velocità doppia rispetto alle specie terrestri a sangue freddo.

Questo studio è stato portato avanti dopo che precedenti ricerche avevano dimostrato che gli animali a sangue caldo meglio si adattavano all’innalzamento delle temperature. Mentre gli animali marini muoiono più facilmente non trovando riparo !

I ricercatori hanno stimato che già da mezzo grado in più si avranno drastiche perdite perché crea problemi per cercare il cibo e la riproduzione. E se molti animali come pesci e molluschi potranno migrare in altri mari … ci sono specie che moriranno come i coralli e le gorgonie perché ovviamente non si possono spostare !

Conclusione :

Questo studio ci dovrebbe far riflettere ovviamente su come cercare di evitare il surriscaldamento globale in primis, ma ci dimostra quanto sono importanti le nostre foreste dove noi possiamo trovare riparo a differenza delle specie marine che non lo possono fare ! In più gli alberi, come ormai tutti sappiamo, riescono a mantenete una temperatura temperata, cioè con il freddo scaldano e con il caldo tengono fresco l’ambiente …

Quindi :

• cercare di non far surriscaldare la terra

• proteggere i nostri mari dal surriscaldamento

• proteggere i nostri alberi

Come potete notare la nostra terra ci mostra quando tutto sia collegato, e quanto sia importante un equilibrio perfetto tra tutte le specie marine e terrestri sia della flora che della fauna !

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Il vero spirito di chi ama il mare … salvato cucciolo di squalo bianco 🦈

Victoria Bay, Gerorge, Sud Africa

Dei surfer usciti dall’acqua si sono accorti che c’era un cucciolo di squalo bianco in difficoltà, era finito sulla battigia e non riusciva più a prendere il largo … nonostante, come ormai tutti sappiamo, i surfer in acqua sono prede facili per questo “re dei mari” per la similitudine a delle foche ( il cibo preferito dagli squali ) … i tre ragazzi con l’aiuto di alcuni Baywatch, si sono affrettati per salvare il piccolo. Dopo diversi tentativi ci riescono e la felicità dei ragazzi ci fa pensare e ben sperare per un futuro migliore.

Un gesto bellissimo che dimostra la consapevolezza dei surfer sul l’importanza di salvaguardare la natura.

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Capodoglio trovato morto a Porto Cervo

Aveva circa 22 Kg di plastica nello stomaco …

Il ritrovamento è avvenuto il 29 Marzo a Porto Cervo da parte delle autorità, che poi sono intervenute per la rimozione della carcassa e le analisi del caso … le quali hanno fatto scoprire che era una giovane femmina che portava in grembo un feto di 2 metri …

Questo è quello che stiamo facendo alla natura … la stiamo distruggendo e prima o poi ci si ritorcerà contro anche a noi …

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Caldo record in Alaska … temperature fuori dalla norma

In questo periodo dell’anno le temperature medie sono di -20º ma in questi giorni si sono registrate temperature di -1º … una temperatura che nella normalità si dovrebbero registrare a maggio inoltrato !

Il dato viene attribuito, dagli scienziati, al surriscaldamento della terra …

Ma il dato è ancora più allarmante perché di norma in questo periodo dell’anno ci sono le foche che si recano in quelle zone per la riproduzione … oltre a tutti gli animali già a rischio come gli orsi !

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Altro comunicato ufficiale di Sea Shepherd … un grande peschereccio entra in collisione …

Un peschereccio entra in collisione con una delle navi della flotta di Sea Shepherd … sicuramente le loro intenzioni non erano delle più educate … qui sotto riportiamo la notizia ufficiale :

Un super-peschereccio rompe i Regolamenti Internazionali di Collisione Marittima (COLREGS) cercando di intimidire Sea Shepherd.

Sea Shepherd ha monitorato le attività di pesca nel Golfo di Biscaglia nelle ultime sei settimane per documentare la cattura accidentale del delfino, una pratica che ha ucciso un numero stimato di oltre 5000 delfini da inizio anno. Finora ci siamo concentrati principalmente sui pescherecci da traino che pescano vicino alla riva, ma sappiamo che anche i super-pescherecci che pescano più lontano dalla riva sono responsabili di tali uccisioni.

Giovedì 19 Marzo, Sea Shepherd ha avvistato e seguito un peschereccio registrato in Germania, la “Annie Hillina”. I pescherecci da traino industriali sono in grado di trattare, imballare e congelare migliaia di tonnellate di pesce ad ogni carico, continuando a pescare a strascico per settimane. Con il nostro drone abbiamo notato che a seguito delle operazioni di pesca, aveva lasciato dietro di sé un enorme scia di pesci. Se questo sia stato intenzionale o accidentale non lo sappiamo.

La mattina all’alba i nostri due gommoni sono andati ad osservare il peschereccio durante le operazioni di issaggio a bordo delle reti. Sfortunatamente, la dimensione del pescato è difficile da misurare, dal momento che non trascinano le reti sul ponte, ma piuttosto succhiano il pesce direttamente da sott’acqua con un dispositivo simile ad un aspirapolvere.
Dopo aver recuperato le reti, la nave di 86 metri ha inseguito la Sam Simon, arrivando a 150 metri dal rischio collisione, prima che la stessa Sam decidesse di attuare una brusca virata a dritta.

Sea Shepherd ha catturato questi momenti mediante l’uso di filmati e foto, affinchè l’opinione pubblica possa capire finalmente cosa sta succedendo nei nostri oceani, chiedendo un cambiamento in tal senso.

Articolo originale: https://www.facebook.com/571106272915655/posts/3055543777805213/

Il peschereccio industriale “Annie Hillina” con il suo carico di pesce, pronto ad essere issato a bordo mediante l’uso di un dispositivo simile ad un aspirapolvere.
Foto di Tara Lambourne / Sea Shepherd
La “Annie Hillina” insegue la Sam Simon. 
Foto di Thomas Le Coz / Sea Shepherd
La Sam Simon arresta la corsa prima di una possibile collisione con la Annie Hillina. 
Foto di Tara Lambourne / Sea Shepherd
Un primo piano del pesce lasciato dietro dalla Annie Hillina. 
Foto di Thomas Le Coz / Sea Shepherd
La quantità di pescato di una sola rete, lasciato dietro dalla Annie Hillina.
Foto di Thomas Le Coz / Sea Shepherd
La quantità di pescato di una sola rete, lasciato dietro dalla Annie Hillina.
Foto di Thomas Le Coz / Sea Shepherds.
La Annie Hillina durante il trasporto reti, con la Sam Simon e i suoi due gommoni, Thunder e Viking, nelle vicinanze.
Foto di Thomas Le Coz / Sea Shepherd
La fitta rete intrecciata del mega peschereccio Annie Hillina, con la Sam Simon alle spalle. 
Foto di Tara Lambourne / Sea Shepherd
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Ritrovamento di una Vaquita da parte di Sea Shepherd …

Oggi pomeriggio c’è arrivata questa tristissima notizia direttamente da Sea Shepherd Italia …

Il comunicato ufficiale è stato questo :

La vaquita, una degli ultimi esemplari del mammifero marino più minacciato al mondo, era intrappolata in una rete all’interno del Santuario della Vaquita, comprovando che le reti da posta illegali sono la più grande minaccia per questo piccolo cetaceo.

San Felipe, Messico – 14 marzo 2019 – La mattina del 12 marzo 2019 le navi di Sea Shepherd M/V Farley Mowat e M/V Sharpie erano impegnate in un pattugliamento di routine nel Santuario della Vaquita, alla ricerca di eventuali reti da posta illegali, quando hanno individuato un obiettivo. In quel momento, a causa delle condizioni del mare sfavorevoli, la rimozione della rete non è stata possibile.  Come da procedure abituali, l’equipaggio di Sea Shepherd ha registrato la posizione ed è tornato per la rimozione della rete illegale non appena le condizioni marine lo hanno permesso. L’equipaggio della M/V Farley Mowat ha iniziato quindi la rimozione della rete da posta illegale alle 3.00 del pomeriggio. C’erano degli animali marini intrappolati nella rete e, mentre la stessa veniva issata a bordo, i volontari hanno trovato un animale di colore bianco, non identificato, che qualcuno pensava potesse essere un pesce totoaba.

Il totoaba è il vero obiettivo delle reti da posta illegali che stanno minacciando di estinzione, ormai imminente, la  focena vaquita. I due animali sono di dimensioni simili, entrambi endemici della parte alta del Golfo di California ed entrambi gravemente minacciati. La somiglianza per dimensione e per l’habitat in cui vivono, fa sì che le reti da posta – piazzate per catturare i totoaba – siano perfette trappole mortali per le ultime vaquita rimaste sulla terra. I totoaba vengono catturati per rifornire  un mercato nero molto redditizio con le loro vesciche natatorie, che vengono vendute come “zuppa medicinale” in Asia. Questo pesce minacciato viene ucciso per prelevare solamente meno del 5% del suo corpo. Il resto viene buttato e lasciato a decomporsi.

L’animale non identificato era chiaramente morto e, durante le operazioni di recupero della rete a bordo della nave di Sea Shepherd, lo stesso è caduto in mare. Il drone di Sea Shepherd è stato perciò lanciato nel tentativo di identificarne la specie prima che venisse trascinato via dalla corrente. L’animale era troppo decomposto, mancavano sia la pinna caudale che la testa, ma i membri dell’equipaggio ritenevano che assomigliasse a una vaquita. Il Capitano Octavio Carranza ha quindi deciso di far uscire il gommone con a bordo la biologa Laura Sanchez, in un ulteriore tentativo di identificare l’animale.

“Lo stato di decomposizione del corpo del cetaceo era troppo avanzato per poterci permettere di identificarlo”, ha dichiarato la biologa Laura Sánchez. “L’assenza del cranio ha ulteriormente complicato la situazione”, ha concluso.

Dopo l’invio preliminare di fotografie agli esperti di mammiferi marini e consulenti scientifici di Sea Shepherd, è stato determinato che la morfologia e la lunghezza dell’esemplare combacino con quelle della focena vaquita.  Analisi del DNA saranno necessarie per avere la conferma dell’identità della specie.

Sea Shepherd ha trasportato il potenziale corpo della vaquita a San Felipe, consegnandolo alle autorità governative per l’identificazione.

Sea Shepherd sta lavorando in stretta collaborazione con le agenzie governative messicane come il Segretariato Ambientale (SEMARNAT), la Marina Militare (SEMAR), il Dipartimento di Pesca (CONAPESCA), la Procura Federale Distrettuale per la Protezione Ambientale (PROFEPA) e la Commissione Nazionale delle Aree Protette (CONANP) per garantire che vengano intraprese urgenti misure per proteggere la vaquita.

Recentemente girava voce  nella zona più alta del Golfo di California che le reti da posta non fossero una minaccia per la vaquita ed altri cetacei, istigando richieste al governo messicano.

Sea Shepherd è presente nella parte alta del Golfo di California dal 2015 nell’ambito di Operation Milagro. All’epoca l’equipaggio documentò l’impigliamento di 36 mammiferi marini nelle reti da posta illegali. Nove di loro erano cetacei e fu possibile salvarne solo uno, un giovane esemplare di megattera, agli inizi del 2016.

Malgrado Sea Shepherd abbia trovato numerosi corpi di vaquita, la cui morte è stata confermata dai biologi essere provocata da impigliamento nelle reti, questa è la prima volta che ne è stata trovata una intrappolata in una rete da posta.

“Se ci fossero state ancora delle riserve sul grave pericolo causato dalle reti da posta alle vaquita e ad altri cetacei, malgrado l’ampia quantità di prove fornite in precedenza, questo episodio non lascia assolutamente spazio a ulteriori dubbi”, ha dichiarato il Direttore delle Operazione Marine di Sea Shepherd, Locky Maclean.

Qua sotto potete trovare l’articolo ufficiale :

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È assurdo quello che accade in Cina

Ora noi ci domandiamo come sia possibile che accada una cosa del genere ?!

È una cosa raccapricciante, una tortura gratuita per degli animali innocenti …

Rinchiudere degli animaletti in buste di plastica per venderli come portachiavi o souvenir …

La cosa più preoccupante è che se le vendono vuol dire che qualcuno le compra … una cosa allucinante !!!

La vita stimata, data questi megascienziati che “imbustano” le creature, è di circa 3 mesi !!! Possiamo solo immaginare quanto dolore devono sopportare prima di una morte certa !!!!!!!

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Caccia dei delfini a Taiji

Un orrore a cui forse verrà finalmente messa la parola fine.

Ogni anno nella baia di Taji, affacciata sul Pacifico nella prefettura di Wakayama a sud del Giappone, centinaia di delfini vengono massacrati per destinarne le carni al consumo umano mentre i piccoli vengono catturati e venduti ai delfinari.

Si tratta di una “tradizione” crudele e le nefandezze che avvengono in questa baia della morte sono diventate note grazie ad una denuncia della Sea Shepherd Conservation Society nel 2003 e al documentario vincitore di un premio Oscar, The cove – La baia dove muoiono i delfini, uscito nel 2009 (https://www.youtube.com/watch?v=4KRD8e20fBo#action=share). 

Il film, che ha sollevato reazioni di sdegno in tutto il mondo, mostra la baia diventare rossa del sangue delle migliaia di delfini massacrati con lo scopo di rifornire l’industria alimentare, mentre decine di esemplari, scampati allo sterminio delle proprie famiglie, vengono catturati e ridotti in schiavitù per essere venduti a acquari e parchi acquatici ove verranno privati dal cibo per indurli ad eseguirle a comando piroette e spettacolini vari.

Il metodo con cui questi animali vengono uccisi è veramente cruento. I pescatori giapponesi si posizionano sulle rotte migratorie dei delfini e, una volta avvistati, immergono in acqua lunghi tubi d’acciaio che, percossi, producono un suono che interferisce con l’abilità di orientamento dei delfini. I pescatori, poi, li spingono verso la baia che viene chiusa da spessi strati di rete. Per evitare che fuggano, i pescatori infliggono gravi ferite ad alcuni esemplari.

Gli animali poi vengono lasciati per giorni nella baia e il giorno della mattanza vengono spinti nell’acqua bassa vicino alla spiaggia dove vengono brutalmente uccisi con arpioni, uncini e bastoni. Essi sono colpiti ripetutamente con un’asta metallica nella parte posteriore del collo per lesionare il midollo spinale e nella ferita aperta viene inserito un tappo di legno per prevenire la perdita di sangue. Ogni esemplare impiega dai 6 ai 20 minuti per morire dissanguato o soffocato.

I corpi vengono poi portati in un centro di macellazione e la carne viene venduta in tutto il Paese, spesso spacciata per carne di balena. Il governo giapponese, però, tace sul fatto che questa carne sia inquinata da concentrazioni elevatissime di tutta una serie di inquinanti riversati in mare, tra cui metalli pesanti e altre sostanze estremamente tossiche.

Chi conosce questa macabra realtà, si ricorderà anche della storia di “Angel” nel 2013, una piccola delfina albina strappata alla madre, brutalmente uccisa, per diventare un fenomeno da baraccone all’interno del delfinario Whale Museum di Taiji, scatenando reazioni negative in tutto il mondo.

In questi giorni però il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato un’ottima notizia che potrebbe rappresentare una svolta a tutto questo orrore che nessuno per ora è riuscito a fermare.

Due ONG, la londinese Action for dolphins e la giapponese Life investigation agency, avrebbero infatti presentato una causa nanti il Tribunale di Wakayama sostenendo che i pescatori stanno regolarmente violando le leggi sul benessere degli animali del Giappone e superando le quote di catture stabilite dal governo e che Yoshinobu Nisaka, governatore della prefettura di Wakayama, avrebbe presumibilmente abusato del suo potere rilasciando permessi a tali pescatori che violano appunto le leggi nazionali.

“I delfini sono erroneamente considerati pesci in Giappone e quindi le leggi nazionali che proteggono i mammiferi dalla crudeltà non vengono correttamente applicate a questi animali”, ha dichiarato al Guardian Sarah Lucas, amministratrice delegata di Action for dolphins.

I delfini, infatti, sono cetacei, quindi mammiferi, e non pesci. Pertanto, le due organizzazioni hanno sostenuto che “i delfini sono biologicamente mammiferi e che la crudeltà inflitta loro a Taiji è illegale secondo le stesse leggi del Giappone”.

Inoltre, le due organizzazioni hanno presentato prove che documenterebbero la cattura illegale di oltre 400 cetacei, in eccesso dunque rispetto alle quote previste negli ultimi cinque anni. 

Si tratta quindi di un cavillo legale che, se dovesse avere successo, potrebbe mettere la parola fine alla caccia ai delfini a Taiji.

Non ci resta quindi che attendere la decisione del Tribunale, sperando che possa dare finalmente giustizia a questi meravigliosi animali!

Infine, se volete vedere da vicino i delfini e altri cetacei recatevi presso il Santuario dei cetacei tra Liguria, Sardegna e Toscana, evitate delfinari ed acquari vari: dietro ogni animale catturato si nascondono tante morti e sofferenza.

 

Scritto da : Manuela Giacomini 

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Atto ignobile dei bracconieri nei confronti di Sea Shepherd …

Una delle pietre lanciate contro la nave che hanno distrutto il vetro della plancia

Quello di ieri è stato un atto fuori dal normale dei bracconieri nei confronti della nave e del suo equipaggio.

La nave di Sea Shepherd accerchiata dai bracconieri

Sono stati attaccati con pietre e molotov dai bracconieri ed è dovuto intervenire l’esercito per difendere la nave di Sea Shepherd nelle acque del golfo del Messico. Noi personalmente lo troviamo un atto ignobile e da vigliacchi … soprattutto per il motivo per il quale erano lì … la salvaguardia di una specie fortemente a rischio …

Riportiamo il comunicato ufficiale rilasciato da Sea Shepherd Italia e il video del attentato.

I ragazzi a bordo che cercano di difendere la nave con degli idranti

BREAKING NEWS:

BRACCONIERI DISTRUGGONO LE VETRATURE E LANCIANO MOLOTOV INCENDIARIE CONTRO LO SCAFO DI UNA NAVE DI SEA SHEPHERD. DUE GLI ITALIANI A BORDO.

Nella giornata di ieri la nave di Sea Shepherd, M/V Farley Mowat, è stata attaccata in maniera violenta da un gruppo di bracconieri nel Golfo della California, in Messico mentre era impegnata a proteggere il mammifero marino più minacciato al mondo: la focena Vaquita. 

I bracconieri hanno scaraventato delle pietre contro la nave, frantumandone le vetrature di plancia, e hanno lanciato molotov incendiarie contro lo scafo. Grazie anche all’assistenza da parte della Marina messicana, tutti i membri dell’equipaggio sono al sicuro. Nessun arresto è stato compiuto. Due gli italiani a bordo: Giovanni Cappa, medico, e Alex Beldi, fotografo.

Video dell’attacco

Un’altra pietra che ha sfondato il vetro

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“Deep Blue” è ancora viva …

Ormai era da giugno del 2015 nel golfo del Messico che non si vedeva più … si temeva il peggio per “lei” … ma invece …

Deep Blue , il più grande squalo bianco conosciuto fino ad ora …

Si temeva di non vederla mai più invece domenica 13 gennaio di buon mattino, una spedizione di ricercatori che era fuori dalle Hawaii per filmare gli squali tigre, si sono imbattuti di nuovo nella stupenda Beep Blue. Una stupenda creatura di circa 6 metri e di 2,5 tonnellate, qualcuno potrebbe pensare subito ad un mostro marino, e invece è un animale socievole e pacato perché , come ci spiega uno dei ricercatori, ormai dai suoi 50/60 anni di età ha già visto e conosciuto tutto, e quindi sa benissimo che non deve avere paura di un essere piccolo come è l’uomo !

Ogni tanto una splendida notizia …

La meravigliosa creatura si è avvicinata per grattarsi il dorso sull’imbarcazione dei ricercatori … è così che si sono accorti di lei ! Ma la scoperta più bella è che Deep Blue è incinta di 8/12 cuccioli che a breve partorirà, infatti si pensa che si sia recata proprio lì per partorire !

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