Ritrovamento di una Vaquita da parte di Sea Shepherd …

Oggi pomeriggio c’è arrivata questa tristissima notizia direttamente da Sea Shepherd Italia …

Il comunicato ufficiale è stato questo :

La vaquita, una degli ultimi esemplari del mammifero marino più minacciato al mondo, era intrappolata in una rete all’interno del Santuario della Vaquita, comprovando che le reti da posta illegali sono la più grande minaccia per questo piccolo cetaceo.

San Felipe, Messico – 14 marzo 2019 – La mattina del 12 marzo 2019 le navi di Sea Shepherd M/V Farley Mowat e M/V Sharpie erano impegnate in un pattugliamento di routine nel Santuario della Vaquita, alla ricerca di eventuali reti da posta illegali, quando hanno individuato un obiettivo. In quel momento, a causa delle condizioni del mare sfavorevoli, la rimozione della rete non è stata possibile.  Come da procedure abituali, l’equipaggio di Sea Shepherd ha registrato la posizione ed è tornato per la rimozione della rete illegale non appena le condizioni marine lo hanno permesso. L’equipaggio della M/V Farley Mowat ha iniziato quindi la rimozione della rete da posta illegale alle 3.00 del pomeriggio. C’erano degli animali marini intrappolati nella rete e, mentre la stessa veniva issata a bordo, i volontari hanno trovato un animale di colore bianco, non identificato, che qualcuno pensava potesse essere un pesce totoaba.

Il totoaba è il vero obiettivo delle reti da posta illegali che stanno minacciando di estinzione, ormai imminente, la  focena vaquita. I due animali sono di dimensioni simili, entrambi endemici della parte alta del Golfo di California ed entrambi gravemente minacciati. La somiglianza per dimensione e per l’habitat in cui vivono, fa sì che le reti da posta – piazzate per catturare i totoaba – siano perfette trappole mortali per le ultime vaquita rimaste sulla terra. I totoaba vengono catturati per rifornire  un mercato nero molto redditizio con le loro vesciche natatorie, che vengono vendute come “zuppa medicinale” in Asia. Questo pesce minacciato viene ucciso per prelevare solamente meno del 5% del suo corpo. Il resto viene buttato e lasciato a decomporsi.

L’animale non identificato era chiaramente morto e, durante le operazioni di recupero della rete a bordo della nave di Sea Shepherd, lo stesso è caduto in mare. Il drone di Sea Shepherd è stato perciò lanciato nel tentativo di identificarne la specie prima che venisse trascinato via dalla corrente. L’animale era troppo decomposto, mancavano sia la pinna caudale che la testa, ma i membri dell’equipaggio ritenevano che assomigliasse a una vaquita. Il Capitano Octavio Carranza ha quindi deciso di far uscire il gommone con a bordo la biologa Laura Sanchez, in un ulteriore tentativo di identificare l’animale.

“Lo stato di decomposizione del corpo del cetaceo era troppo avanzato per poterci permettere di identificarlo”, ha dichiarato la biologa Laura Sánchez. “L’assenza del cranio ha ulteriormente complicato la situazione”, ha concluso.

Dopo l’invio preliminare di fotografie agli esperti di mammiferi marini e consulenti scientifici di Sea Shepherd, è stato determinato che la morfologia e la lunghezza dell’esemplare combacino con quelle della focena vaquita.  Analisi del DNA saranno necessarie per avere la conferma dell’identità della specie.

Sea Shepherd ha trasportato il potenziale corpo della vaquita a San Felipe, consegnandolo alle autorità governative per l’identificazione.

Sea Shepherd sta lavorando in stretta collaborazione con le agenzie governative messicane come il Segretariato Ambientale (SEMARNAT), la Marina Militare (SEMAR), il Dipartimento di Pesca (CONAPESCA), la Procura Federale Distrettuale per la Protezione Ambientale (PROFEPA) e la Commissione Nazionale delle Aree Protette (CONANP) per garantire che vengano intraprese urgenti misure per proteggere la vaquita.

Recentemente girava voce  nella zona più alta del Golfo di California che le reti da posta non fossero una minaccia per la vaquita ed altri cetacei, istigando richieste al governo messicano.

Sea Shepherd è presente nella parte alta del Golfo di California dal 2015 nell’ambito di Operation Milagro. All’epoca l’equipaggio documentò l’impigliamento di 36 mammiferi marini nelle reti da posta illegali. Nove di loro erano cetacei e fu possibile salvarne solo uno, un giovane esemplare di megattera, agli inizi del 2016.

Malgrado Sea Shepherd abbia trovato numerosi corpi di vaquita, la cui morte è stata confermata dai biologi essere provocata da impigliamento nelle reti, questa è la prima volta che ne è stata trovata una intrappolata in una rete da posta.

“Se ci fossero state ancora delle riserve sul grave pericolo causato dalle reti da posta alle vaquita e ad altri cetacei, malgrado l’ampia quantità di prove fornite in precedenza, questo episodio non lascia assolutamente spazio a ulteriori dubbi”, ha dichiarato il Direttore delle Operazione Marine di Sea Shepherd, Locky Maclean.

Qua sotto potete trovare l’articolo ufficiale :

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È assurdo quello che accade in Cina

Ora noi ci domandiamo come sia possibile che accada una cosa del genere ?!

È una cosa raccapricciante, una tortura gratuita per degli animali innocenti …

Rinchiudere degli animaletti in buste di plastica per venderli come portachiavi o souvenir …

La cosa più preoccupante è che se le vendono vuol dire che qualcuno le compra … una cosa allucinante !!!

La vita stimata, data questi megascienziati che “imbustano” le creature, è di circa 3 mesi !!! Possiamo solo immaginare quanto dolore devono sopportare prima di una morte certa !!!!!!!

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Caccia dei delfini a Taiji

Un orrore a cui forse verrà finalmente messa la parola fine.

Ogni anno nella baia di Taji, affacciata sul Pacifico nella prefettura di Wakayama a sud del Giappone, centinaia di delfini vengono massacrati per destinarne le carni al consumo umano mentre i piccoli vengono catturati e venduti ai delfinari.

Si tratta di una “tradizione” crudele e le nefandezze che avvengono in questa baia della morte sono diventate note grazie ad una denuncia della Sea Shepherd Conservation Society nel 2003 e al documentario vincitore di un premio Oscar, The cove – La baia dove muoiono i delfini, uscito nel 2009 (https://www.youtube.com/watch?v=4KRD8e20fBo#action=share). 

Il film, che ha sollevato reazioni di sdegno in tutto il mondo, mostra la baia diventare rossa del sangue delle migliaia di delfini massacrati con lo scopo di rifornire l’industria alimentare, mentre decine di esemplari, scampati allo sterminio delle proprie famiglie, vengono catturati e ridotti in schiavitù per essere venduti a acquari e parchi acquatici ove verranno privati dal cibo per indurli ad eseguirle a comando piroette e spettacolini vari.

Il metodo con cui questi animali vengono uccisi è veramente cruento. I pescatori giapponesi si posizionano sulle rotte migratorie dei delfini e, una volta avvistati, immergono in acqua lunghi tubi d’acciaio che, percossi, producono un suono che interferisce con l’abilità di orientamento dei delfini. I pescatori, poi, li spingono verso la baia che viene chiusa da spessi strati di rete. Per evitare che fuggano, i pescatori infliggono gravi ferite ad alcuni esemplari.

Gli animali poi vengono lasciati per giorni nella baia e il giorno della mattanza vengono spinti nell’acqua bassa vicino alla spiaggia dove vengono brutalmente uccisi con arpioni, uncini e bastoni. Essi sono colpiti ripetutamente con un’asta metallica nella parte posteriore del collo per lesionare il midollo spinale e nella ferita aperta viene inserito un tappo di legno per prevenire la perdita di sangue. Ogni esemplare impiega dai 6 ai 20 minuti per morire dissanguato o soffocato.

I corpi vengono poi portati in un centro di macellazione e la carne viene venduta in tutto il Paese, spesso spacciata per carne di balena. Il governo giapponese, però, tace sul fatto che questa carne sia inquinata da concentrazioni elevatissime di tutta una serie di inquinanti riversati in mare, tra cui metalli pesanti e altre sostanze estremamente tossiche.

Chi conosce questa macabra realtà, si ricorderà anche della storia di “Angel” nel 2013, una piccola delfina albina strappata alla madre, brutalmente uccisa, per diventare un fenomeno da baraccone all’interno del delfinario Whale Museum di Taiji, scatenando reazioni negative in tutto il mondo.

In questi giorni però il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato un’ottima notizia che potrebbe rappresentare una svolta a tutto questo orrore che nessuno per ora è riuscito a fermare.

Due ONG, la londinese Action for dolphins e la giapponese Life investigation agency, avrebbero infatti presentato una causa nanti il Tribunale di Wakayama sostenendo che i pescatori stanno regolarmente violando le leggi sul benessere degli animali del Giappone e superando le quote di catture stabilite dal governo e che Yoshinobu Nisaka, governatore della prefettura di Wakayama, avrebbe presumibilmente abusato del suo potere rilasciando permessi a tali pescatori che violano appunto le leggi nazionali.

“I delfini sono erroneamente considerati pesci in Giappone e quindi le leggi nazionali che proteggono i mammiferi dalla crudeltà non vengono correttamente applicate a questi animali”, ha dichiarato al Guardian Sarah Lucas, amministratrice delegata di Action for dolphins.

I delfini, infatti, sono cetacei, quindi mammiferi, e non pesci. Pertanto, le due organizzazioni hanno sostenuto che “i delfini sono biologicamente mammiferi e che la crudeltà inflitta loro a Taiji è illegale secondo le stesse leggi del Giappone”.

Inoltre, le due organizzazioni hanno presentato prove che documenterebbero la cattura illegale di oltre 400 cetacei, in eccesso dunque rispetto alle quote previste negli ultimi cinque anni. 

Si tratta quindi di un cavillo legale che, se dovesse avere successo, potrebbe mettere la parola fine alla caccia ai delfini a Taiji.

Non ci resta quindi che attendere la decisione del Tribunale, sperando che possa dare finalmente giustizia a questi meravigliosi animali!

Infine, se volete vedere da vicino i delfini e altri cetacei recatevi presso il Santuario dei cetacei tra Liguria, Sardegna e Toscana, evitate delfinari ed acquari vari: dietro ogni animale catturato si nascondono tante morti e sofferenza.

 

Scritto da : Manuela Giacomini 

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Atto ignobile dei bracconieri nei confronti di Sea Shepherd …

Una delle pietre lanciate contro la nave che hanno distrutto il vetro della plancia

Quello di ieri è stato un atto fuori dal normale dei bracconieri nei confronti della nave e del suo equipaggio.

La nave di Sea Shepherd accerchiata dai bracconieri

Sono stati attaccati con pietre e molotov dai bracconieri ed è dovuto intervenire l’esercito per difendere la nave di Sea Shepherd nelle acque del golfo del Messico. Noi personalmente lo troviamo un atto ignobile e da vigliacchi … soprattutto per il motivo per il quale erano lì … la salvaguardia di una specie fortemente a rischio …

Riportiamo il comunicato ufficiale rilasciato da Sea Shepherd Italia e il video del attentato.

I ragazzi a bordo che cercano di difendere la nave con degli idranti

BREAKING NEWS:

BRACCONIERI DISTRUGGONO LE VETRATURE E LANCIANO MOLOTOV INCENDIARIE CONTRO LO SCAFO DI UNA NAVE DI SEA SHEPHERD. DUE GLI ITALIANI A BORDO.

Nella giornata di ieri la nave di Sea Shepherd, M/V Farley Mowat, è stata attaccata in maniera violenta da un gruppo di bracconieri nel Golfo della California, in Messico mentre era impegnata a proteggere il mammifero marino più minacciato al mondo: la focena Vaquita. 

I bracconieri hanno scaraventato delle pietre contro la nave, frantumandone le vetrature di plancia, e hanno lanciato molotov incendiarie contro lo scafo. Grazie anche all’assistenza da parte della Marina messicana, tutti i membri dell’equipaggio sono al sicuro. Nessun arresto è stato compiuto. Due gli italiani a bordo: Giovanni Cappa, medico, e Alex Beldi, fotografo.

Video dell’attacco

Un’altra pietra che ha sfondato il vetro

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“Deep Blue” è ancora viva …

Ormai era da giugno del 2015 nel golfo del Messico che non si vedeva più … si temeva il peggio per “lei” … ma invece …

Deep Blue , il più grande squalo bianco conosciuto fino ad ora …

Si temeva di non vederla mai più invece domenica 13 gennaio di buon mattino, una spedizione di ricercatori che era fuori dalle Hawaii per filmare gli squali tigre, si sono imbattuti di nuovo nella stupenda Beep Blue. Una stupenda creatura di circa 6 metri e di 2,5 tonnellate, qualcuno potrebbe pensare subito ad un mostro marino, e invece è un animale socievole e pacato perché , come ci spiega uno dei ricercatori, ormai dai suoi 50/60 anni di età ha già visto e conosciuto tutto, e quindi sa benissimo che non deve avere paura di un essere piccolo come è l’uomo !

Ogni tanto una splendida notizia …

La meravigliosa creatura si è avvicinata per grattarsi il dorso sull’imbarcazione dei ricercatori … è così che si sono accorti di lei ! Ma la scoperta più bella è che Deep Blue è incinta di 8/12 cuccioli che a breve partorirà, infatti si pensa che si sia recata proprio lì per partorire !

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Il capodoglio Loepoldo d’ischia

È stato trovato spiaggiato con lo stomaco pieno di plastica

Torniamo sul “problema plastica” con una triste storia che arriva direttamente dal nostro paese.
Qualche giorno fa, infatti, è stato trovato un capodoglio di 8 metri spiaggiato lungo il litorale nord-occidentale dell’isola di Ischia, ribattezzato Leopoldo.
All’interno dello stomaco del cetaceo sono state rinvenute grandi buste di plastica – che presumibilmente deve aver scambiato per calamari – insieme a un filo di nylon particolarmente spesso.
Ciò potrebbe non aver avuto un ruolo determinante nel decesso dell’animale che, da una prima autopsia, risultava gravemente malnutrito ma, tuttavia, la presenza di plastica nell’organismo dell’animale fa molto riflettere sul rischio che la fauna marina corre anche nei nostri mari.
Anche la Guardia Costiera ha dichiarato lo stato di pericolo in cui i capodogli dei nostri mari incorrono quotidianamente, scambiando pezzi di plastica per cibo e compromettendo la propria salute.
Tra l’altro la morte di Leopoldo non è un caso isolato. Se ricordate bene, giusto a novembre, in Indonesia, era stato trovato un altro cetaceo spiaggiato con 115 bicchieri monouso, 25 sacchetti di plastica, infradito, bottiglie e nylon nello stomaco. Praticamente una discarica.
E’ evidente che l’inquinamento da plastica nei mari e negli oceani è un problema sempre più attuale e che tutti noi dovremmo fare la nostra parte diligentemente per evitare il ripetersi di simili episodi.
Scegliete quindi sacchetti di tela, evitate oggetti di plastica monouso e fate sempre attenzione a spegnere e buttare le vostre sigarette negli appositi posaceneri. Non buttate plastica nei wc.
Basta veramente poco per iniziare ad invertire la rotta!

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Ims’One Project

📝 scritto da Manuela Giacomini

Da qualche giorno sono tornata da Imsouane e non nego che già sono in crisi
di astinenza da quelle infinite destre che si srotolano nella baia.
Tuttavia, in questo articolo non scriverò delle onde marocchine e della loro
perfezione anche perché dopo la piatta di queste settimane in Italia vi
farei rosicare e basta.

Imsouane, infatti, è un posto magico non solo per la sua meravigliosa baia e
per le persone che vivono lì, sempre gentilissime e sorridenti, quando ti
salutano ti baciano o abbracciano e mettono la mano sul loro cuore, chinando
la loro testa verso di te, ma, in particolare, questo paesino ha un’altra
caratteristica per me speciale: i suoi cani.

Chi è stato ad Imsouane sa che le strade sono abitate da branchi di cani.
Questi sono molto territoriali e presidiano la loro area tenendo lontani
animali selvatici e altri branchi.

Malgrado questi cani siano randagi e non addomesticati, c’è un equilibrio
nella convivenza tra uomini e cani che è quasi magica. Gli animali si fidano
delle persone, si lasciano accarezzare, mangiano dalle loro mani. Corrono
liberi sulla spiaggia schivando i surfisti e ti accompagnano verso lo spot.

Negli occhi di questi cani ho visto una luce ed un, passatemi il termine,
“umanità” che mi ha sorpresa. Chi mi conosce sa quanto amo gli animali in
generale ma loro ogni anno mi rapiscono il cuore e quando sono giù non posso
fare a meno di passare il mio tempo ad accarezzarli e ad accudirli. Ogni
pensiero scivola via come quando sono in mare.

Purtroppo però qualche mese fa nelle aree vicino a Taghazout sono comparsi
poliziotti armati di fucile ai quali è stato ordinato di eliminare i
randagi. Il motivo? Diverse sono le ipotesi, dalla volontà del Marocco di
candidarsi per il Mondiale 2026 alla costante crescita edilizia e turistica.
In quei giorni si è compiuta una vera e propria strage sotto agli occhi dei
turisti che cercavano di salvare i cani e che ha suscitato la reazione di
associazioni animaliste e amanti degli animali in tutto il mondo.

Pertanto, nel 2018 dei ragazzi francesi e marocchini hanno deciso di fondare
l’associazione no-profit Ims’One, lanciando un programma di vaccinazione e
sterilizzazione per controllare il randagismo ad Imsouane. 
Questi, infatti, sono d’accordo con il “Sindaco” del posto che i cani non
saranno toccati se l’associazione se ne prenderà cura. In questo modo quindi
stanno salvando i cani dalle stragi governative e dal proliferare di
malattie come la rabbia e tumori.

Le ragazze portano personalmente i cani da alcuni veterinari ad Agadir e ad
Essaouira e, una volta vaccinati e sterilizzati, gli viene applicato un tag
all’orecchio per renderli riconoscibili e proteggerli. 
Ad oggi, ci sono 52 cani taggati e qualche giorno fa hanno preso in carico
12 cuccioli orfani.

Ovviamente essendo una Onlus hanno bisogno di donazioni!! Per cui, per chi
fosse interessato al loro progetto e a sostenerli, potete visitare il loro
sito e il loro profilo Instagram:

https://www.gofundme.com/imsoneproject

https://www.instagram.com/imsoneproject/?hl=it

Basta veramente pochissimo per aiutarli e fare la differenza.

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Il Giappone si ritira dal IWC per tornare a cacciare balene

Il Giappone si ritira dal IWC per tornare in mare con le proprie baleniere a cacciare…

Siamo rimasti allibiti quando abbiamo visto “esultare” gli amici di Sea Shepherd all’annuncio del Giappone dell’uscita dal IWC, ma poi abbiamo letto le motivazioni ed effettivamente i loro ragionamento non fa una piega !

Il comandante Paul Watson

Qua sotto riportiamo le testuali parole del Comandante Paul Watson che spiega perché c’è da essere felici di questa notizia:

“Non mi è molto chiaro perché così tanti conservazionisti difensori delle balene siano turbati dall’annuncio odierno dell’imminente uscita del Giappone dall’IWC.

Dopo 16 anni di azioni contro il Giappone nel Santuario dei Cetacei in Oceano del Sud questo mi sembra uno sviluppo molto positivo.

Significa che la guerra per le balene in Oceano del Sud è finita e noi e le balene abbiamo vinto.

Lo scopo per cui abbiamo lottato è stato raggiunto: la fine della baleneria in Oceano del Sud.

Il fatto che il Giappone esca dall’IWC permetterà all’IWC di votare e approvare l’istituzione del Santuario dei Cetacei in Atlantico del Sud.

Questo significa che l’intero emisfero australe sarà libero dai balenieri per la prima volta nella storia. 

Si tratta di un risultato notevole e meraviglioso. 

Questa decisione implica che il Giappone non potrà più nascondere le proprie attività di baleneria commerciale illegali sotto la maschera della “ricerca scientifica”.

Non hanno mai smesso di cacciare balene per scopi commerciali. Il Giappone ora entrerà a far parte con Norvegia, Islanda e Danimarca delle ultime nazioni baleniere sul pianeta e la baleneria commerciale continua ad essere illegale. Senza il pretesto della “ricerca” sarà più facile contrastare i giapponesi. Il Giappone ha continuato ad uccidere balene all’interno delle proprie acque territoriali per decenni. Nulla è cambiato. Non stanno riprendendo la caccia alla balena perché in realtà nel Pacifico Nord-Occidentale non hanno mai smesso di cacciare balene.

In altre parole i giapponesi, così come norvegesi, danesi e islandesi, sono stati riportati alle proprie coste. I balenieri del mondo sono in ritirata.

Senza baleneria pelagica il Giappone non costruirà una nuova e costosa nave fabbrica. In Giappone è stata fatta molta pressione politica per non costruire questa nave e con questa decisione non saranno più obbligati a proseguire con questa trappola finanziaria.

Perché il Giappone sta agendo in questo modo? 

Per 5 motivi principali.

   1. Pressione diplomatica internazionale sempre più aggressiva.

   2. Crescenti costi di sicurezza per evitare l’intervento di Sea Shepherd.

   3. Crescenti costi operativi con la necessità di dismettere la Nisshin Maru e di sostituirla con una nuova nave fabbrica.

   4. Riduzione del mercato della carne di balena in Giappone.

5. Presa di coscienza del fatto che l’IWC non autorizzerà mai il ritorno della baleneria commerciale in Oceano del Sud.

Il Giappone ha deciso di fare ciò che Islanda e Norvegia hanno fatto dal 1987 e cioè di limitare l’uccisione delle balene alle proprie acque territoriali. La baleneria commerciale continua, ma senza il pretesto della ricerca scientifica il nostro compito di continuare a contrastare la baleneria in tutto il mondo diventa più facile perché non ci saranno più pretese di legalità. Qualsiasi attività di baleneria commerciale compiuta da chiunque in qualsiasi luogo del mondo è considerata illegale dal 1987.

Sea Shepherd continuerà a contrastare la baleneria illegale con una varietà di strategie e tattiche.

Ma oggi festeggiamo un’enorme vittoria per le balene.

Il Santuario dei Cetacei in Oceano del Sud sarà presto al sicuro e gli arpioni verranno fermati.

Presto avremo un Santuario dei Cetacei in Atlantico del Sud.

La baleneria nell’emisfero australe è finita.

Non serve lamentarsi di qualcosa che non è cambiato. Abbiamo invece bisogno di celebrare ciò che c’è di positivo. Metà di questo pianeta sarà al sicuro dagli arpioni. Tutte le tradizionali nazioni baleniere dell’emisfero australe hanno posto fine alle loro attività di baleneria, incluse Australia, Perù, Cile e Sudafrica. Il Giappone era l’ultima nazione a massacrare balene nell’emisfero australe.

Questa decisione del Giappone è accolta positivamente da Sea Shepherd. Grazie Giappone, ma sappi che la lotta continua.

Sea Shepherd è intervenuta contro la baleneria illegale nel Santuario dei Cetacei in Oceano del Sud in modo continuativo dal 2005 al 2017. Sea Shepherd ha inviato oltre un migliaio di volontari a bordo di svariate navi e ha salvato dagli arpioni oltre 6.000 balene. Ma, soprattutto, Sea Shepherd ha causato un consistente aumento dei costi operativi e per la sicurezza giapponesi oltre a rendere note al mondo intero, incluso il popolo giapponese, le attività illegali del Giappone in Oceano del Sud.”


Sea Shepherd poi aggiunge un comunicato da parte sua molto chiaro :

“Dichiarazione di Sea Shepherd sulla decisione del Giappone di massacrare balene per scopi commerciali.

Sea Shepherd accoglie positivamente la fine della baleneria nell’Oceano Meridionale

Dal 2002 Sea Shepherd ha contrastato le attività di baleneria giapponesi all’interno del Santuario dei Cetacei dell’Oceano Antartico tramite spedizioni nelle acque antartiche, la prima volta nel 2002 e poi con campagne consecutive dal 2005 al 2017.

Nel corso di questo periodo oltre 6000 balene sono state salvate dagli arpioni dei balenieri commerciali giapponesi che a fronte degli interventi di Sea Shepherd si presentavano come balenieri per motivi scientifici.

Nel 2017 il governo giapponese ha iniziato a investire milioni di dollari in misure di sicurezza per evitare che Sea Shepherd potesse fronteggiare le proprie flotte. Queste misure di sicurezza includevano sorveglianza in tempo reale di livello militare.

Nonostante questo abbia impedito a Sea Shepherd di tornare nell’Oceano Meridionale nel 2018, ha anche obbligato il Giappone a investire una grande quantità di risorse nella sicurezza continuativa.

In altre parole, il prezzo per impedire l’intervento di Sea Shepherd è diventato molto alto.

Questo e il verdetto della Corte Internazionale di Giustizia che ha dimostrato la natura fraudolenta della ricerca giapponese, assieme alla condanna internazionale delle loro attività nell’Oceano Meridionale, secondo l’opinione del Capitano Paul Watson di Sea Shepherd, hanno portato alla decisione di dichiarare che riprenderanno apertamente le attività di baleneria commerciale.

La strategia di presentarsi come ricercatori scientifici verrà ora abbandonata e questo significa che non ci sarà assolutamente nessuna giustificazione per la caccia alle balene all’interno di un Santuario dei Cetacei istituito a livello internazionale. Questo sarà l’ultimo anno di attività della flotta baleniera giapponese nell’Oceano Meridionale.

L’obiettivo di Sea Shepherd di porre fine al massacro delle balene all’interno del Santuario dei Cetacei dell’Oceano Antartico si è realizzato. Questa è una vittoria per la missione di rendere l’Oceano Meridionale un’area libera da tutte le attività di baleneria.

Qualora il Giappone decidesse di ritirarsi dalla Commissione Internazionale per la Caccia alle Balene (IWC), questo permetterebbe all’IWC di approvare la mozione per istituire il Santuario dei Cetacei dell’Oceano Atlantico Meridionale, ponendo così fine alla baleneria nell’emisfero australe.

Il Giappone entrerà a far parte ora, come Norvegia e Islanda, delle nazioni baleniere canaglia fuorilegge nel Pacifico del Nord e nell’Atlantico del Nord.

La Guerra alle Baleniere nell’Oceano Meridionale volge al termine. L’attenzione si sposta ora verso l’emisfero settentrionale.

Sea Shepherd accoglie positivamente questo annuncio del Giappone e lo considera uno sviluppo positivo.

Il Capitano Paul Watson ha dichiarato “Siamo felici di vedere la fine della baleneria nel Santuario dei Cetacei dell’Oceano Antartico. Siamo felici perché presto avremo un Santuario dei Cetacei dell’Oceano Atlantico Meridionale e non vediamo l’ora di continuare a contrastare le tre nazioni baleniere pirata rimanenti di Norvegia, Giappone e Islanda. La baleneria come industria “legale” è finita. Ciò che rimane da fare è ramazzare i pirati.”

https://asia.nikkei.com/Politics/International-Relations/Japan-announces-withdrawal-from-International-Whaling-Commission

Nota: La frase contenuta in questo articolo in cui Sea Shepherd accusa il Giappone di fare una mossa estrema contraria al consenso internazionale è falsa. Sea Shepherd accoglie positivamente questo sviluppo.

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lo spirito del natale di un bambino …

Il giorno di natale spesso possono capitare dei piccoli miracoli … forse perché è un giorno in qualche modo speciale … e spesso sono proprio i più piccoli a fare dei miracoli ! una nonna ci ha inviato la sua fantastica esperienza natalizia vissuta grazie alla sua piccola nipote, che ci da una piccola lezione ( speranza ) per il futuro …

Il regalo più’ bello.
La gioia di amare e’ stato il più’ bello dei regali che ho ricevuto quest’anno sotto l’albero di natale.
Tutto era stato aperto, ma rimaneva un piccolo pacchetto avvolto in una semplice carta bianca. Mi sono guardata intorno e poi ho chiesto di chi fosse. Sofia timidamente mi ha guardata e ha detto: “nonna e’ tuo!” Lo aveva preparato nei giorni scorsi , da sola, cercando nella sua fantasia animata dalla sua grande sensibilità’ verso gli animali. Lei e’ una vegetariana come scelta personale, perché non vuole pensare che gli animali vengano uccisi e poi mangiati. Lei che in inverno vuole mettere un cappello agli uccellini del giardino per proteggerli dal freddo. Lei che torna a casa da scuola con le lacrime agli occhi perche’ le mucche della fattoria davanti all’edificio sono sotto la pioggia bagnate fradice !!
Una sera abbiamo visto un ‘ immagine sul telefono di una balena alla veniva intrappolata nella plastica e abbiamo parlato un po’ insieme riguardo a quello … Era rimasta molto impressionata, ma non avrei mai pensato al suo progetto. Cerco sempre di riciclare la plastica, cosi’ ha preso lo sgabello si e’ scelta un barattolo di plastica del gelato vuoto ha preso un po’ di colorante alimentare azzurro dal mio cassetto ,ha colorato l’acqua, ha gonfiato un palloncino e ha avvolto il suo regalo all’insaputa di tutti e lo ha messo sotto l’albero. Stamattina forse si e’ intimidita vedendo tutti quei bei regali ricevuti e cosi’ non voleva che lo aprissi e mi ha detto : “nonna, non e’ cosi’ bello!! Non importa, non aprirlo” Ma ero emozionata per la dolcezza del suo cuore. E cosi’ ho trovato una piccola balena nel barattolo chiuso, che galleggiava e sembrava sorridermi. Lei mi ha guardata ha preso coraggio e ha sussurrato : “Dai nonna,
Salviamo le balene !!! SALVIAMO LE BALENE!!!!!”

E suo fratello Eric ha rinforzato il concetto dicendo: “si , salviamo le balene poverette!!” Adesso ditemi voi come me la caverò con questa grande responsabilità’ per il nuovo anno??”

il piccolo Erik …

la nonna aggiunge :

io ho un business di dolci italiani( abitano in America ) un home business e in questi giorni ero carica di ordini . Mia figlia mi dava una mano e il resto della famiglia aveva molti altri impegni. Cosi’ nessuno faceva caso a lei. Ricordo solo che mi aveva chiesto il gel alimentare di colore blu. Cosi’ tutto e’ passato inosservato tanto che le avevo chiesto di non usarne troppo perché ne avevo bisogno anch’io. Lei e’ sempre a studiare qualche cosa …

la piccola balena costruita dalla splendida bambina !!!

quale miglior insegnamento ci può dare questa bambina ? un amore incondizionato verso la natura !!! grazie Laura Volpi per questo splendido racconto …

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Scoperta una prigione per balene da un drone in Russia

Il drone ha filmato circa 100 cetacei tenuti in vasche strettissime e in pessime condizioni per il commercio verso i nuovi parchi acquatici in Cina … 

Video da stringere il cuore …

A largo della costa pacifica della Russia, vicino alla città di Nakhodka, sono state trovati, grazie ad un drone, dei recinti strettissimi dove sono ammassate 90 balene Beluga e 11 orche ! Praticamente un vero e proprio “carcere delle balene” come l’ho definiscono le associazioni che tutelano le balene  … 

Loro si difendono dicendo che sono trattenute a scopi scientifici, ma in realtà sono lì per scopi ben diversi, le tengono in gabbie per venderli a più di 6 milioni di dollari ,ad animale, ai parchi giochi acquatici Cinesi …

È sempre tutto sotto inchiesta per certificare se veramente sono lì per un uso scientifico o educativi, ma intanto GreenPeace Russia denuncia il fatto che il permesso era stato accordato ad inizio anno per 13 cetacei , quando in realtà , come si vede dalle immagini, sono 101 animali ! 

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