L’opinione di Pat

Come sempre Patrizio Jacobacci, molto attento a quello che succede in federazione, ci spiega in maniera molto semplice le varie categorie :

Nuovo regolamento gare surf Surfing Fisw :
2.1 CATEGORIE

Open Men: uomini dal sedicesimo anno di età compiuto.

Open Women: donne dal sedicesimo anno di età compiuto.

Under 12, (2010-2009-2008-2007)

Under 14, (2006-2005)

Under 16, (2004-2003)

Under 18, (2002-2001)

Senior, (2000-1999-1998-1997-1996-1995-1994-1993-1992-1991-1990-1989-1988-1987-1986-1985)

Master, (1984-1983-1982-1981-1980)

Gran master, (1979-1978-1977-1976-1975)

Kahuna, (1974-1973-1972-1971-1970)

Gran Kahuna, (1969 e prima)


Tutti i surfisti minorenni [Under 18] che partecipano ad eventi ufficiali devono avere la supervisione di un
genitore o di chi ne fa le veci.

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Pulizia della spiaggia a Genova

basta plastica usa e getta, salviamo i mari!

Sabato scorso si è svolta una mattinata di pulizia delle spiagge nella zona della Foce a Genova.
L’iniziativa è stata organizzata da Greenpeace Gruppo Locale Genova, Surfrider Genova e My Trekking, con la collaborazione del Comune di Genova e di Amiu Genova Spa.
E’ stato davvero bello vedere più di 200 persone – tra cui bambini, gruppi scout, volontari della Croce Rossa e cittadini – darsi da fare per raccogliere l’enorme quantità di spazzatura presente nell’area.
Devo ammettere che, una volta giunta sul posto, non mi aspettavo assolutamente di trovare tutti quei rifiuti e mi sono vergognata per come stiamo riducendo le nostre spiagge. Sembrava una discarica a cielo aperto!
In particolare, infatti, da quanto è emerso al termine della giornata, sono state raccolte: 2649 bottiglie di plastica, 1225 tappi, 615 lattine, 579 bottiglie di vetro, 930 imballaggi in plastica, copertoni di automobile e moltissimi frammenti di plastica e poliestere.
E’ evidente quindi che questa raccolta ha confermato ancora una volta l’abuso che viene fatto dei contenitori di plastica monouso.
E’ giusto che ognuno di noi faccia la raccolta differenziata e si impegni a ripulire le aree che negli anni sono state inquinate ma, evidentemente, questo non è più sufficiente. Purtroppo, infatti, pulire le spiagge e i mari non è la soluzione.
Per questo motivo quindi, oltre che partecipare ad iniziative del genere, è importante sensibilizzare la politica e le aziende sui rischi connessi all’uso smodato e crescente di imballaggi usa-e-getta in plastica, progettati per restare pochi minuti nelle nostre vite ma secoli nei nostri mari.
Dobbiamo tenere conto di un dato importante: il 90% della plastica prodotta non è mai stata riciclata e a partire dagli anni cinquanta sono stati prodotti oltre 8 miliardi di tonnellate di plastica!
Basta entrare in un supermercato o guardare nei nostri bagni o nelle nostre cucine e dispense per renderci conto di quanta plastica inutile viene utilizzata per confezionare alimenti, bevande, prodotti per l’igiene domestica e personale.
E’ chiaro che abbiamo bisogno di un’alternativa.
Segnalo quindi un’importante campagna lanciata in questi mesi da Greenpeace sull’inquinamento da plastica, che chiede alle grandi multinazionali di ridurre la produzione di plastica monouso e investire in sistemi di consegna alternativi che non prevedano il ricorso all’usa e getta. E’ possibile sostenere la petizione di Greenpeace, già sottoscritta da più di tre milioni di persone in tutto il mondo, al link: http://www.greenpeace.org/italy/it/Cosa-puoi-fare-tu/partecipa/no-plastica-aziende/
Come recita il testo della petizione: “Ogni minuto, ogni giorno, l’equivalente di un camion pieno di plastica finisce negli oceani, provocando la morte di tartarughe, uccelli, pesci, balene e delfini: il mare non è una discarica!
Le aziende che stanno contribuendo a questa grave emergenza devono assumersi le proprie responsabilità e impegnarsi subito a ridurre la produzione di plastica usa-e-getta, o alle generazioni future lasceremo in eredità un Pianeta di plastica!.”

Scritto da : Manuela Giacomini

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Pcup il bicchiere ecologico

Pcup è il primo bicchiere valido che vuole eliminare l’usa e getta …

Questo bicchiere è stato studiato e sviluppato per essere riusato tenendone una tracciabilita con un App scaricabile su smartphone.

In più consegnandolo all’uscita di un evento si può avere la cauzione indietro .

Ma quali sono le caratteristiche che lo rendono unico del suo genere ?

Cosa vuol dire che è un bicchiere intelligente ?

Quindi ragazzi cercateli e usateli perché veramente sono un idea valida per risparmiare plastica, essere riutilizzati, inquinare sicuramente meno e avere anche un buon risparmio economico con la riconsegna !

Oltre ad essere pratico nel richiudere per riutilizzare il bicchiere in futuro !!

Dove trovarli ?

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Olimpiadi in Francia per il 2024 ?!

Il Surf anche alle Olimpiadi 2024 a Parigi? Sembra di sì, ma la certezza a Giugno 2019 quando il CIO darà la sua approvazione …

Se così dovesse essere, le Olimpiadi molto probabilmente si svolgeranno tra Hossegor e Biarritz …

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Tropical Time

Il nuovo video di Matteo Calatri 

Tropical Time

Matteo Calatri (qui potete trovare la sua intervista completa) nell’ultimo periodo è stato per qualche settimana in Indonesia per allenarsi prima di riniziare il QS .

In questo video si vede quanta radicalitá e potenza riesce a sprigionare il giovane sardo. Quest’anno ne vedremo delle belle !!!

Complimenti anche a Federico Vanno di Liquid Barrel per i filmati e al mitico Nicola Bresciani ( Surf Culture ) per il magnifico montaggio !!

Complimenti Matteo da parte di tutti i Sons of the ocean

Per chi si fosse perso l’intervista la può trovare qua sotto …

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Caccia dei delfini a Taiji

Un orrore a cui forse verrà finalmente messa la parola fine.

Ogni anno nella baia di Taji, affacciata sul Pacifico nella prefettura di Wakayama a sud del Giappone, centinaia di delfini vengono massacrati per destinarne le carni al consumo umano mentre i piccoli vengono catturati e venduti ai delfinari.

Si tratta di una “tradizione” crudele e le nefandezze che avvengono in questa baia della morte sono diventate note grazie ad una denuncia della Sea Shepherd Conservation Society nel 2003 e al documentario vincitore di un premio Oscar, The cove – La baia dove muoiono i delfini, uscito nel 2009 (https://www.youtube.com/watch?v=4KRD8e20fBo#action=share). 

Il film, che ha sollevato reazioni di sdegno in tutto il mondo, mostra la baia diventare rossa del sangue delle migliaia di delfini massacrati con lo scopo di rifornire l’industria alimentare, mentre decine di esemplari, scampati allo sterminio delle proprie famiglie, vengono catturati e ridotti in schiavitù per essere venduti a acquari e parchi acquatici ove verranno privati dal cibo per indurli ad eseguirle a comando piroette e spettacolini vari.

Il metodo con cui questi animali vengono uccisi è veramente cruento. I pescatori giapponesi si posizionano sulle rotte migratorie dei delfini e, una volta avvistati, immergono in acqua lunghi tubi d’acciaio che, percossi, producono un suono che interferisce con l’abilità di orientamento dei delfini. I pescatori, poi, li spingono verso la baia che viene chiusa da spessi strati di rete. Per evitare che fuggano, i pescatori infliggono gravi ferite ad alcuni esemplari.

Gli animali poi vengono lasciati per giorni nella baia e il giorno della mattanza vengono spinti nell’acqua bassa vicino alla spiaggia dove vengono brutalmente uccisi con arpioni, uncini e bastoni. Essi sono colpiti ripetutamente con un’asta metallica nella parte posteriore del collo per lesionare il midollo spinale e nella ferita aperta viene inserito un tappo di legno per prevenire la perdita di sangue. Ogni esemplare impiega dai 6 ai 20 minuti per morire dissanguato o soffocato.

I corpi vengono poi portati in un centro di macellazione e la carne viene venduta in tutto il Paese, spesso spacciata per carne di balena. Il governo giapponese, però, tace sul fatto che questa carne sia inquinata da concentrazioni elevatissime di tutta una serie di inquinanti riversati in mare, tra cui metalli pesanti e altre sostanze estremamente tossiche.

Chi conosce questa macabra realtà, si ricorderà anche della storia di “Angel” nel 2013, una piccola delfina albina strappata alla madre, brutalmente uccisa, per diventare un fenomeno da baraccone all’interno del delfinario Whale Museum di Taiji, scatenando reazioni negative in tutto il mondo.

In questi giorni però il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato un’ottima notizia che potrebbe rappresentare una svolta a tutto questo orrore che nessuno per ora è riuscito a fermare.

Due ONG, la londinese Action for dolphins e la giapponese Life investigation agency, avrebbero infatti presentato una causa nanti il Tribunale di Wakayama sostenendo che i pescatori stanno regolarmente violando le leggi sul benessere degli animali del Giappone e superando le quote di catture stabilite dal governo e che Yoshinobu Nisaka, governatore della prefettura di Wakayama, avrebbe presumibilmente abusato del suo potere rilasciando permessi a tali pescatori che violano appunto le leggi nazionali.

“I delfini sono erroneamente considerati pesci in Giappone e quindi le leggi nazionali che proteggono i mammiferi dalla crudeltà non vengono correttamente applicate a questi animali”, ha dichiarato al Guardian Sarah Lucas, amministratrice delegata di Action for dolphins.

I delfini, infatti, sono cetacei, quindi mammiferi, e non pesci. Pertanto, le due organizzazioni hanno sostenuto che “i delfini sono biologicamente mammiferi e che la crudeltà inflitta loro a Taiji è illegale secondo le stesse leggi del Giappone”.

Inoltre, le due organizzazioni hanno presentato prove che documenterebbero la cattura illegale di oltre 400 cetacei, in eccesso dunque rispetto alle quote previste negli ultimi cinque anni. 

Si tratta quindi di un cavillo legale che, se dovesse avere successo, potrebbe mettere la parola fine alla caccia ai delfini a Taiji.

Non ci resta quindi che attendere la decisione del Tribunale, sperando che possa dare finalmente giustizia a questi meravigliosi animali!

Infine, se volete vedere da vicino i delfini e altri cetacei recatevi presso il Santuario dei cetacei tra Liguria, Sardegna e Toscana, evitate delfinari ed acquari vari: dietro ogni animale catturato si nascondono tante morti e sofferenza.

 

Scritto da : Manuela Giacomini 

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L’opinione di Pat

Kelly riparte a Marzo anche nel WQS, questo farebbe pensare che la stagione 2019 potrebbe non essere la sua ultima se comincia a pensare anche ai punti della riqualificazione dal WQS.

Non dimentichiamo che nel 2020 ci sono le Olimpiadi e il surf ne farà parte … una ghiotta occasione per un “cannibale” come il “King” Kelly Slater

https://stabmag.com/news/kelly-slater-to-begin-his-qs-re-qualification-bid-at-the-vissla-manly-pro/

Nel link qua sopra potrete trovare tutte le info dettagliate che ci fanno pensare …

Scritto da Patrizio Jacobacci

Potete trovare la sua intervista qui
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Le sigarette sono tra i primi tre rifiuti in mare

Tra i rifiuti che troviamo sicuramente di più sulle spiagge ci sono le cicche …

Ormai è evidente a tutti che le sigarette sono tra i rifiuti più diffusi, per colpa della brutta cultura generale di buttare in terra i mozziconi. È un gesto banale che costa caro alla salute di tutti …

I filtri delle sigarette impiegano decenni per decomporsi perché fatti principalmente di Acetato di cellulosa e altri derivati della plastica che si dissolvono nell’acqua sotto forma di micro-plastiche.

Da una ricerca svolta dalla NBC NEWS sono state trovati residui di sigarette nel 30% delle tartarughe analizzate e nel 70% degli uccelli marini … un dato molto allarmante! Ma il dato peggiore arriva dalle analisi fatte sui pesci , perché le micro-plastiche sono nella totalità.

Il dato più allarmante

Quindi alla fine del ciclo i mozziconi finiscono sulle nostre tavole … infatti, ormai è cosa nota, che sono state trovate tracce di micro-plastiche nelle feci umane ! Il pericolo peggiore è che non sappiamo cosa comportano al corpo umano a lungo termine …

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Grandissimo concorso di Vag Surf Shop

Si può vincere una nuova tavola da surf della Lost

Il mitico Vag Surf Shop di San Vincenzo, a sud di Livorno, mette in palio una fantastica Surfboard della Lost per il concorso su Instagram !

Il concorso è semplicissimo, seguite questi pochi passi :

1º iniziate a seguire la pagina Instagram ( se già non lo fate ) potete trovarla cliccando qui

2º condividete il post che riguarda il concorso ( la foto in alto ) nella vostra storia Instagram taggando la pagina del Vag surf Shop

3º mettete “Mi piace” alla foto e taggateci tre amici

Il vincitore sarà sorteggiato il giorno di Pasqua in diretta Instagram !!!!

Quindi corrente a fare il tutto e incrociate le dita … noi l’abbiamo già fatto !!!

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